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Per il recupero del vetro

Il Co. Re. Ve. (Consorzio Recupero Vetro) è stato creato nel 1997 da tutte le aziende vetrarie italiane per far crescere il riciclo del vetro proveniente dalla raccolta differenziata, attivata grazie alla collaborazione di tutti i cittadini.

Il ruolo di Co. Re. Ve. è quello di organizzare e promuovere le operazioni e le informazioni che riguardano la raccolta, il recupero del vetro e il successivo avvio alle vetrerie che, attraverso il riciclo, lo trasformano in un nuovo prodotto.

Predispone inoltre il Programma Specifico di Prevenzione che trasmette al CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) le informazioni per l’elaborazione delle linee guida da seguire su tutto il territorio nazionale.

Co. Re. Ve. è un’azienda moderna, alla ricerca di continue soluzioni innovative che possano migliorare l’informazione e ottimizzare la catena di raccolta, riciclaggio e trasformazione del rottame di vetro. Questa catena oggi è formata dai seguenti anelli:

il consumatore,

la pubblica amministrazione,

il consorzio Co. Re. Ve

la vetreria

Con il percorso di riciclo il vetro torna a "vivere" sotto forma di nuovi contenitori pronti per essere riutilizzati dalle varie aziende alimentari. In Italia la maggior parte delle bottiglie utilizzate viene prodotta a partire da vetro riciclato, offrendo così risparmio delle materie prime, riduzione dei consumi energetici e dei rifiuti solidi urbani. La miscela vetrosa, infatti, è composta da silice, soda, carbonati: essa è l’unica il cui riciclo è praticabile all’infinito e non necessita di alcuno reintegro di materie prime vergini.

Per ulteriori informazioni consultare il sito www.coreve.it.

, punto conclusivo di questo percorso che, attraverso impianti all’avanguardia e nuovi processi produttivi, rende possibile il compimento del ciclo-riciclo del vetro, restituendolo a nuova "vita".., indispensabile elemento di raccordo tra i diversi protagonisti di questo settore, che opera il ritiro del vetro raccolto per il successivo recupero;che ha il compito di effettuare la raccolta fornendo le struttureadeguate (campane stradali e contenitori condominiali);che è il primo fondamentale anello, grazie a cui è possibileil recupero degli imballaggi;

A Mestre il bosco urbano più grande d’Italia

Le fabbriche chimiche che circondano la città-industria di Mestre lasceranno il posto a un bosco esteso quanto 2.800 campi da calcio. Il sogno della Venezia di terraferma si fa realtà a partire dal primo di ottobre, con l’inaugurazione di uno spicchio del futuro Bosco di Mestre: un’area verde cittadina che nei prossimi anni diventerà la più vasta d’Italia. 1.400 ettari - previsti nel Piano regolatore - tra querce, frassini, olmi e noccioli che trasformeranno la città in un polmone sano inserito tra autostrada, ferrovia e aeroporto. A regime sono previsti circa 75 metri quadrati di macchia verde per ciascuno dei 186.000 abitanti di Mestre: un’enormità, rispetto ai 13 metri quadrati di Milano e ai 14 di Roma. E una vera e propria rivoluzione per la città, a partire dai suoi aspetti ecologici, sociali e paesaggistici.

Il valore sociale del bosco supera gli aspetti ludico-didattici, se rapportato alle priorità ambientali di una città dove le auto in circolazione sono quasi una ogni 2 abitanti, le emissioni di CO dovute al traffico ammontano a 16.589 t/anno e il limite di legge per le PM10 viene superato 158 giorni/anno.

Inoltre c’è il problema della laguna, soggetta ad inquinamento (azoto e fosforo) causato soprattutto dall’attività agricola: il bacino scolante in laguna occupa un territorio di quasi 200.000 ettari.

Su questi fronti la parola d’ordine del bosco è sequestrare le emissioni di carbonio, che in seguito a Kyoto costano al Paese oltre 10 euro ogni tonnellata prodotta, ma anche tamponare di circa la metà i carichi di azoto disciolti in laguna attraverso la fitodepurazione dell’acqua svolta dagli alberi, che sono più efficaci ed economici di un depuratore.

Si calcola che, a progetto concluso, il bosco urbano di Mestre potrà garantire l’equilibrio sostenibile a un’area di oltre 150.000 persone trattenendo, ad esempio, quasi 100.000 tonnellate di CO2 all’anno: circa 6 volte le emissioni di carbonio rilasciate ogni anno dal traffico veicolare.

Programma Ambiente delle Nazioni Unite

Il segretario generale della Federazione, Corrado Maria Daclon, ha incontrato a Roma presso l’ufficio italiano dell’Onu il direttore generale dell’UNEP, il Programma Ambiente delle Nazioni Unite, Achim Steiner. L’incontro, richiesto dal direttore dell’UNEP alle principali associazioni ambientaliste italiane (WWF, Legambiente, LIPU, Federazione Pro Natura, Marevivo, VAS), aveva per oggetto la prospettiva di rilancio dell’UNEP e la collaborazione con le associazioni ambientaliste. Il segretario della Federazione Pro Natura ha proposto un’azione comune delle associazioni nel nostro Paese per far sì che venga rinnovata l’adesione del governo italiano all’UNEP, attualmente sospesa dal governo con la motivazione della mancanza di fondi. Il Direttore dell’UNEP ha condiviso ed apprezzato la proposta della Federazione, ed ha inoltre fornito, a margine dell’incontro, l’adesione dell’UNEP alle celebrazioni del 60° anniversario della Federazione in programma nella primavera del 2008.

Raccolta degli oli usati

CircOLIamo 2007/2008, la campagna educativa itinerante sugli oli lubrificanti usati, organizzata dal Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e del Segretariato Sociale della Rai, è ripartita da Asti il 25 settembre. Si tratta della 25° tappa di un percorso che attraverserà tutta l’Italia allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul corretto smaltimento di questi pericolosi rifiuti.

Nel 2006, il Consorzio ha raggiunto il quarto record consecutivo di raccolta: delle 544 mila tonnellate di olio lubrificante stimate al consumo, il Consorzio ne ha raccolte 216.251, pari ad oltre l’89% del potenziale da raccogliere.

La campagna di raccolta si articola in quattro fasi: due nel 2007 e altrettante nel 2008. Tra maggio e giugno di quest’anno ha già sostato in 24 province del nord e centro Italia. Nelle prime 5 settimane di questa seconda fase percorrerà più di 6.000 chilometri, raggiungendo altre 25 province italiane. In ogni tappa del percorso vengono realizzati eventi per la cittadinanza e incontri con le istituzioni e i rappresentanti delle associazioni di categoria nelle aziende, nel corso dei quali il consorzio illustra le proprie attività, ascolta le istanze territoriali e propone azioni concrete per ottimizzare la raccolta. CircOLIamo dedica una particolare attenzione alle scuole. Il team della campagna itinerante incontra gli alunni delle scuole medie per informarli, attraverso il supporto di materiale informativo specifico, sui danni che possono derivare da uno scorretto smaltimento di questi rifiuti e sui vantaggi che si ottengono riutilizzandoli.

Il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati in oltre 20 anni di attività ha raccolto circa 4 milioni di tonnellate di olio usato, contribuendo a salvaguardare l’ambiente. Se dispersi in mare, questi quantitativi, infatti, avrebbero inquinato una superficie d’acqua corrispondente a una volta e mezza quella del Mar Mediterraneo.

I prodotti ottenuti dalla rigenerazione dell’olio usato hanno fatto risparmiare all’Italia oltre 1 miliardo di euro sulle importazioni di petrolio.

Per informazioni a cittadini e aziende telefonare al numero verde 800-863048 o visitare il sito www.coou.it.

Le Associazioni ambientaliste scrivono a Prodi

Le Associazioni ambientaliste nazionali, fra cui la Federazione Pro Natura, hanno inviato al Presidente del Consiglio e ad alcuni ministri una lettera che riportiamo:

 

Onorevole Presidente,

Il tavolo di coordinamento delle Associazioni Ambientaliste, dopo aver condotto un’articolata azione di monitoraggio dell’attività legislativa e delle politiche in campo ambientale nella XIV legislatura, ha ritenuto di doversi riconvocare preoccupato per alcune tendenze in atto che, se si dovessero consolidare, avrebbero indubbie ricadute negative, con effetti non molto diversi da quelli nel recente passato. Su questa situazione chiediamo un incontro chiarificatore al Governo in carica.

Riconoscendo al Governo e alla maggioranza che lo sostiene una particolare sensibilità sulle politiche energetiche e sulla questione dei cambiamenti climatici, le sottoscritte Associazioni ritengono che, su alcuni aspetti nodali delle politiche ambientali, non si stiano impostando e realizzando iniziative innovative e si registrino ritardi rispetto alla revisione delle normative e delle procedure ereditate, che vanno al di là dei meccanismi di ingegneria istituzionale messi in atto nella passata legislatura.

Con riferimento alla revisione normativa, ci riferiamo in particolare:

- alla riforma del cosiddetto Codice dell’Ambiente (D.Lgs. n. 152/2006), su cui sarebbe stata auspicabile un’azione concorde del Governo per avviare e condurre a buon esito, nei tempi stabiliti dalla Legge di delega, una radicale rivisitazione di un testo che ha l’ambizione di ridefinire principi e criteri di intervento, competenze e funzioni in materia di acque, aria, danno ambientale, rifiuti e bonifiche, VIA, VAS e IPPC. Una riforma doverosa per superare decisamente i rischi e le storture posti dalla legge delega ambientale (come si legge nel Programma dell’Unione) e che sia coerente con le norme e i regolamenti comunitari e le tendenze più avanzate in Europa;

- alla riforma del cosiddetto Codice degli Appalti (D.Lgs. 163/2006), con l’introduzione di modifiche sostanziali non solo per le parti che più si discostano dalle nuove regole comunitarie (Direttiva 2004/18/CE), ma anche e soprattutto per quelle che riguardano il superamento della normativa speciale sulle infrastrutture strategiche (ex D.Lgs. n. 190/2002 e successive integrazioni e modificazioni), considerata fallimentare e passibile di una profonda revisione che doveva rafforzare il ruolo degli enti territoriali, rendere generalizzato e inderogabile il ricorso alla valutazione di impatto ambientale e consentire il monitoraggio e la vigilanza (...) sull’operato del general contractor (come si legge nel Programma dell’Unione);

- alla attuazione del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.Lgs. n. 42/2004, cosiddetto Codice Urbani) che avrebbe implicato l’espressione di un chiaro orientamento del Governo, in primis alle Regioni, ma anche agli enti locali, in merito ai contenuti ed agli standard della nuova pianificazione paesaggistica, alle forme di tutela e di vincolo dei beni culturali e ambientali ed alla interrelazione tra questa e gli altri piani e programmi di settore.

Questi mancati processi di revisione, che non sono derivati solo da ritardi incolpevoli, ma da vere e proprie resistenze negli apparati politici, istituzionali ed amministrativi che fanno riferimento al Governo e alla maggioranza della XV legislatura, produrranno effetti negativi non solo sul corpus normativo ma sull’azione amministrativa e sull’assetto politico-istituzionale.

Per fare degli esempi concreti derivanti da questi ritardi e resistenze, segnaliamo che riteniamo possano produrre effetti devastanti o comunque profondamente deterioranti i corretti rapporti tra pubblica amministrazione, cittadini, aziende, mondo scientifico e tecnico:

- la prossima entrata in vigore della Parte II del D.Lgs.152/2006 riguardante la VAS, VIA e IPPC. quando saranno decorsi inevitabilmente i termini della proroga al 31 luglio per la sua revisione;

- la conferma, nel Secondo Allegato Infrastrutture (200S-2012) al DPEF 2008-2011, di questa legislatura delle norme e delle procedure speciali sulle infrastrutture strategiche traslate nel Codice Appalti e dell\'incoerenza delle scelte prioritarie nel campo dei trasporti e delle infrastrutture;

- il laissez faire sulla nuova generazione di piani paesaggistico-territoriali derivanti dal Codice Urbani, che rischia di essere alimentato dal modello di convenzione tra Ministero per i beni e le attività culturali e le Regioni per il loro adeguamento, in cui ci si rimette al sistema degli strumenti urbanistici delle singole Regioni, con l\'effetto (contrario al disposto del Codice dei beni culturali e del paesaggio) che il piano paesistico risulta assorbito, e vanificato, nella generale pianificazione territoriale (si veda l\'esempio della convenzione siglata con la Regione Toscana).

C\'è anche da segnalare che questo modo di procedere ha come effetto derivato, e non secondario, il riemergere e l\'aggravarsi del contenzioso con l\'Europa cha ha aperto da tempo procedure d’infrazione per violazione delle normative comunitarie sulla Direttiva Habitat (da cui deriva la Valutazione di Incidenza), sulla VAS, sul1a VIA per le infrastrutture strategiche, su vari aspetti della gestione del ciclo dei rifiuti e delle materie seconde, sulle acque.

Né il Governo può negare che anche sulle materie dove dimostra maggiore sensibilità, quali quelle richiamate all’inizio in campo energetico e legate al rispetto del Protocollo di Kyoto, ci siano state scelte contrastanti o, comunque, non coerenti con le politiche comunitarie riguardanti i ritardi nell\'emanazione di provvedimenti (attesi ormai da troppo tempo) in attuazione della direttiva comunitaria sulle energie rinnovabili, la conferma dei meccanismi di incentivazione CIP6 e la presentazione di un Piano di assegnazione delle quote di emissione (PNA2) respinto, nella sua prima versione, dalla Commissione Europea.

Inoltre, rispetto agli impegni internazionali assunti dall\'Italia in tema di tutela della biodiversità, registriamo un notevole ritardo nella concreta attuazione, anche nel nostro Paese, della "Convenzione sulla biodiversità", ivi inclusa la piena applicazione della Rete Natura 2000, in coerenza con gli obiettivi del "Countdown 2010".

Se a tutto questo si aggiunge la sistematica elusione della Valutazione di incidenza, derivante dalla Direttiva "Habitat", e l\'inesistenza di una politica coordinata di governo dell\'acqua e della difesa del suolo, risulta evidente che si sta generando anche nella XV legislatura una grave e generale emergenza che riguarda il declino della biodiversità e la progressiva dissipazione del patrimonio ambientale, paesaggistico, territoriale e culturale di questo nostro martoriato Paese.

Infine, segnaliamo che, la corretta dialettica fra i vari livelli amministrativi, sancita dal Titolo V della Costituzione, non può configurarsi come una continua mediazione al ribasso rispetto a interessi, regole e standard, che devono poter fare riferimento ad un quadro coerente e coordinato a livello nazionale e sono frutto di impegni che travalicano i confini nazionali.

In conclusione, crediamo necessario e urgente un incontro con la Presidenza del Consiglio, quale garante dell’azione collegiale del Governo, sulle politiche ambientali affinché la maggiore sensibilità dimostrata nella stesura del programma "Per il bene dell’Italia" veda seguire alle parole i fatti.

Restituiamo al Sagittario il deflusso minimo vitale

Pubblichiamo un intervento inviatoci dall’Associazione "Orsa Pro Natura Peligna" di Sulmona.

 

"…lo spettacolo di questo fiume è un colpo d’occhio raro in Europa; non ha altro superiore rivale che la superba cascata di Terni nel suo genere…(Le gole del Sagittario) offrono nel loro seno lo spettacolo incantatore d’una spumosissima cascata variamente interrotta tra i sassi, che per i suoi schizzi e per l’altezza è superiore di gran lunga a quelle già accennate artificiali…ma la cascata continua in piccoli e variati specchi, volumi, frange, curve e ricurve fino al molino di Castro…le trotte vanno scherzando sott’acqua e i merli di fiume e altri uccelli insediatori per sopra…Ne segue una quarta (cascata) in parte tra tufi la quale è preceduta da molte nappe e cascatelle graziosissime che formano una bella frangia…"

Così Michele Torcia, alla fine del 1700, nel volume "Itinerario Nazionale nel paese dei Peligni", descriveva il fiume Sagittario nel tratto compreso tra Anversa e la diga di Villalago. Dagli anni 20, quando è stata costruito l’invaso e imbrigliata l’acqua per alimentare la centrale idroelettrica di Anversa si sono prosciugati gli alvei e col fiume è sparita tutta la flora e la fauna legate all’acqua.

Oggi che per un guasto alla centrale di Anversa il Sagittario è tornato nel suo alveo naturale è il momento per restituire, alla luce delle recenti normative sulle acque, il deflusso minimo vitale che la normativa prevede obbligatorio dal 2008 in tutta Italia. Con deflusso minimo vitale si intende il rilascio, a valle della diga o dello sbarramento, della quantità di acqua necessaria per permettere al corpo idrico di mantenere vitale il proprio ecosistema per tutta la lunghezza del suo corso.

Il concetto di "deflusso minimo vitale" dei corsi d\'acqua è stato introdotto nel quadro giuridico e trova attuazione nel decreto del Ministero dell’Ambiente del 28 luglio 2004. Il legislatore, nell’art. 22, comma 4, D.Lgs. n. 152/1999, ha previsto che il Ministro dei lavori pubblici, di concerto con gli altri ministri interessati, definisse le linee guida per la predisposizione del bilancio idrico di bacino, comprensive dei criteri per il censimento delle utilizzazioni in atto e per la determinazione del minimo deflusso vitale. A cinque anni di distanza, questo strumento, fondamentale per l’attività delle Autorità di bacino, è stato emanato.

Il D.M. 28 luglio 2004 dà le necessarie indicazioni affinché la definizione dei singoli valori di deflusso minimo vitale sia preceduta da una fase conoscitiva che tiene conto sia degli aspetti naturalistici, sia degli aspetti legati ad attività antropiche.

Orsa Pro Natura Peligna, alla luce di quanto detto, ritiene che si debba cogliere l’occasione della presenza dell’acqua nell’alveo del Sagittario, per avviare o completare, qualora la Regione l’abbia avviata, la fase necessaria per determinare il deflusso minimo vitale necessario al Sagittario per scorrere lungo le Gole omonime fino alle sorgenti di Cavuto e consentire il recupero dell’ecosistema fluviale che la costruzione della diga ha distrutto.

Le conseguenze negative di tale fenomeno sono molteplici e hanno interessato non solo l’ecosistema fluviale montano ma anche l’ambiente e le risorse idriche delle aree di fondo-valle e di pianura ubicate al margine dei rilievi, in termini soprattutto di diminuita capacità di ravvenamento delle falde idriche e di deterioramento ambientale degli alvei e del sistema fluviale nel suo complesso.

Orsa Pro Natura Peligna invita le altre associazioni ambientaliste ad un comune impegno in merito e chiede alle Amministrazioni Comunali interessate, alla Comunità Montana, alla Provincia e alla Regione, per quanto di loro competenza, di cogliere subito l’occasione di restituire all’Abruzzo Regione Verde d’Europa, un biotipo fondamentale che è stato strappato al suo territorio e all’ecosistema del Sagittario e che con la sua rinaturalizzazione offrirà anche nuove occasioni all’economia del turismo verde.

 

Randagismo... e le Istituzioni?

Su questo tema si è tenuto lo scorso 14 maggio al Museo del Sannio di Benevento un importante convegno che ha visto la presenza della senatrice Chiara Acciarini, sottosegretario al Ministero delle Politiche per la famiglia.

Fra i relatori si è avuta la presenza di Filomeno Bovino, presidente della federazione Pro Vita di Benevento, associazione che aderisce alla Federazione nazionale Pro Natura.

 

Nuovo statuto della Federazione

Il nuovo statuto della Federazione, approvato nell’assemblea straordinaria dello scorso 26 giugno a Torino, è disponibile sul nostro sito internet. Le modifiche si sono rese necessarie principalmente per un adeguamento del vecchio testo alle nuove normative intervenute negli ultimi anni, in particolare il Codice dell’Ambiente (decreto legislativo 152/2006) e le legislazioni su volontariato, associazionismo, organizzazioni di promozione sociale, protezione civile e guardie faunistiche e ambientali. Ulteriori modifiche riguardano, tra l’altro, la durata e la struttura del Consiglio direttivo della Federazione, il numero di soci minimo delle Federate, l’uso del logo nazionale. Tutte le federate sono vivamente invitate a visionare il nuovo testo dello statuto, che è da ritenersi in vigore a tutti gli effetti.

Sicilia: patrimonio faunistico a rischio

Questa volta sono interessate una coppia di Capovaccai (avvoltoi), nome scientifico Neophoron percnopterus, sequestrati ad un privato dagli uomini del Distaccamento Forestale di Agira ed affidati in custodia al prof. Luigi Lino del Fondo Siciliano per la Natura, aderente alla nostra Federazione.

Al momento è interessata la Magistratura di Enna, a cui è giunta richiesta da parte dell’INFS (Istituto Nazionale Fauna Selvatica) di trasferire gli animali in un Centro del Monte Amiata.

Il dott. Pistone, responsabile dell’Osservatorio Faunistico della Regione Siciliana, aveva intenzione di programmare una conferenza dei servizi presso il Centro Ricupero Fauna Selvatica del Fondo Siciliano per la Natura di Valcorrente: non si capisce per quale motivo la riunione, a cui doveva partecipare anche il dott. Andreotti dell’INFS, è saltata.

Di seguito riporto le mie proposte per quanto attiene la possibilità di lasciare gli avvoltoi in Sicilia, tenendo conto della storica esperienza che Luigi Lino, insieme al Fondo Siciliano per la Natura, in questi anni ha maturato e dimostrato sul campo, ottenendo financo il riconoscimento regionale del centro di Comiso (RG) coordinato dal dott. Gianni Insacco.

I percorsi da seguire sono:

- lasciare al privato i capovaccai, che per diversi anni è stato capace di conservare e custodire, ovviamente concordando con magistrato e CITES le regole della custodia, con la clausola di avviare un progetto sinergico di riproduzione della specie, per poi inserirla in natura;

- lasciare gli animali al Centro Ricupero Fauna Selvatica di Valcorrente, ovviamente avviando gli opportuni accorgimenti e disposizioni strutturali, concordati con gli organi istituzionali della Regione Siciliana preposti in materia;

- nel caso in cui la struttura di Valcorrente non risulti idonea per posizione e per la tranquillità degli animali, questi si possono spostare presso il Centro di Randello (RG) gestito dall’Azienda Foreste Demaniali, e dove il nostro esperto, dott. Gianni Insacco, può fornire idoneo e qualificato supporto.

Ovviamente per quanto attiene la possibilità di custodire gli avvoltoi a Valcorrente, ha dato la sua piena disponibilità il dott. Nello Russo (direttore Assessorato alle Politiche Ambientali della Provincia di Catania).

E’ importante precisare che questi esemplari di Capovaccai, nati in Sicilia, in quest’anni sono stati custoditi in cattività e sono avvoltoi dalle caratteristiche biologiche uniche.