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    Il 5 aprile 2014 la Federazione nazionale Pro Natura ha organizzato un seminario tematico sulla conservazione del lupo in Italia, durante il quale ... (continua)

Costi di competenza dell’Italia della progettata Linea Alta Velocità Torino-Lione

Pubblichiamo in allegato il documento che le Associazioni Ambientaliste Italia Nostra, Legambiente, Pro Natura e WWF hanno inviato alla Corte dei Conti per segnalare ancora una volta il preoccupante aumento del costo della Linea ad Alta Velocità Torino-Lione.

 

Trasporti di scorie nucleari fra Italia e Francia

Nel 2011, la Federazione Nazionale Pro Natura, il Comune di Villarfocchiardo, i Consiglieri regionali Fabrizio Biolè e Davide Bono hanno presentato ricorso al Tar per ottenere l’annullamento:

 

- del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 febbraio 2006 contenente le linee guida per la pianificazione di emergenza per il trasporto di materie radioattive e fissili;

 

- della deliberazione della Giunta della Regione Piemonte 19 gennaio 2011, n. 25-1404 sui piani provinciali di emergenza predisposti dalle Prefetture di Alessandria, Asti, Novara, Torino e Vercelli, per il trasporto di combustibile nucleare irraggiato dal Deposito Avogadro di Saluggia (VC) e dalla Centrale nucleare di Trino (VC) all’impianto Areva di La Hague;

 

- dei relativi piani adottati.

 

Per i ricorrenti si tratta di atti illegittimi perchè in contrasto con la normativa comunitaria e nazionale, che prevede l’informazione preventiva della popolazione interessata dal passaggio ferroviario del materiale fissile.

Con l’assistenza degli avvocati Bauduin e Zarrelli, sono state presentate molteplici istanze di prelievo, unitamente alla consulenza tecnica di uno dei massimi esperti di sicurezza e analisi di rischio e protezione dalle radiazioni, per sollecitare la celere fissazione dell’udienza di discussione della causa.

Ad oggi l’udienza non è stata fissata sebbene i trasporti del materiale fissile siano in atto e si concluderanno a breve: una pronuncia di merito non immediata, potrebbe rivelarsi del tutto inutile.

La Federazione nazionale Pro Natura si impegna a rendere pubbliche le date dei trasporti programmati a breve, così che i cittadini delle zone interessate possano decidere in piena consapevolezza e libertà se passare in prossimità delle linee ferroviarie oppure rimanere a casa nei periodi previsti per i trasporti.

 

Appello per salvare i parchi nazionali

 

AL MINISTRO DELL’AMBIENTE, DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

AL MINISTRO PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E LA SEMPLIFICAZIONE

SALVIAMO I PARCHI NAZIONALI, GIOIELLI DEL PAESE

Il decreto legge 6 luglio 2012, n. 95 (cosiddetta "spending review"), convertito in legge il 31 luglio scorso, riporta le disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica. La razionalizzazione della spesa, perseguita con l’obiettivo, del tutto condivisibile, di garantire l’efficienza e l’economicità dell’organizzazione degli enti e apparati, incide, però, pesantemente sui parchi nazionali, portando al collasso i piccoli enti deputati alla gestione.

In attuazione a tali disposizioni, infatti, c’è anche una norma (l’art. 2) che comporterà un altro e deleterio taglio agli organici degli enti parco nazionali del 10% delle spese del personale, previsto a brevissimo, entro il 31 ottobre. Questo taglio si aggiunge alle riduzioni operate negli ultimi anni (5% nel 2005, 10% nel 2008, 10% nel 2010 e 10% sempre nel 2012).

Ma i Parchi nazionali sono Enti molto piccoli che dispongono, già ora, di personale limitato (circa 800 dipendenti per tutti i 23 parchi nazionali italiani) e, in diversi casi, già allo stato attuale decisamente insufficiente a far fronte adeguatamente alle esigenze di conservazione delle risorse ambientali, in attuazione anche di direttive comunitarie, e alle complesse problematiche derivanti dal rapporto, spesso conflittuale, ma sicuramente con esperienze molto positive, tra ambiente e attività umane, senza dimenticare l’adempimento a tutte le procedure dovute in quanto pubbliche amministrazioni.

Questa situazione non può più essere sostenuta dai parchi nazionali, che insieme a tutto il sistema delle aree protette, hanno fornito e forniscono tra l’altro un contributo essenziale al buon governo del territorio, con esperienze del tutto innovative, con l’attivazione di progetti legati alla conservazione, con benefici diretti e indiretti all’economia e alla crescita culturale dei cittadini.

Nell’attuale situazione, in cui le dotazioni organiche sono quasi totalmente coperte, il taglio delle spese si tradurrà nella perdita di posti di lavoro di personale di ruolo, con messa in disponibilità per 2 anni e uno stipendio all'80%. Il rischio reale, insomma, è che si giunga fino ai licenziamenti di personale, aggiungendo al dramma per gli enti, resi di fatto inoperativi, il dramma umano per i lavoratori.

In attuazione al decreto della spending review il Dipartimento della Funzione pubblica ha emanato una circolare, la n. 10 del 24.9.2012, dove si legge che la riduzione dovrebbe avvenire con invarianza dei servizi. Ma non è pensabile di ridurre il personale degli enti parco con invarianza di servizi! dato che le dotazioni organiche sono già esigue, senza scordare le altre numerose limitazioni cui sono tenute tutte le pubbliche amministrazioni. Si prevedono, tuttavia, possibili compensazioni con altri enti dello stesso settore (compensazione verticale) o di altri settori (compensazione trasversale) in modo che le compensazioni maggiori fatte da alcuni enti vadano a vantaggio di altri enti con maggiori specificità e criticità, con invarianza di riduzione della spesa.

Se si vuole evitare, seppure all’ultimo momento, di raggiungere punto di non ritorno ormai vicinissimo, oltre il quale l’Italia rischia di assicurarsi un primato internazionale già sfiorato più volte: la chiusura o lo svuotamento del ruolo dei parchi nazionali;

se si vuole che la tutela della biodiversità non resti solo un impegno sulla carta, ma si concreti con azioni coerenti che abbiano obiettive ricadute positive sulle risorse naturali;

se si vuole che gli enti parco non perdano la capacità di intercettare finanziamenti straordinari, soprattutto dall’Unione Europea, attraverso i quali è stato possibile realizzare importati progetti che hanno consentito ai Parchi Italiani di progredire ulteriormente nelle attività di conservazione, di ricerca e sviluppo e contribuendo, tra l’altro, alla crescita sociale ed economica dei territori di riferimento con la moltiplicazione di benefici economici notevolmente maggiori rispetto alle poche decine di milioni di euro che la finanza pubblica dedica ai parchi nazionali.

è assolutamente necessario e senza indugi

che gli Enti parco nazionali non subiscano ulteriori riduzioni di personale, attuando una compensazione cosiddetta "trasversale", che salvaguardi, quindi, il sistema delle aree protette nazionali, custodi del più importante tra i patrimoni mondiali di biodiversità.


7 ottobre 2012

 

394 associazione nazionale personale aree protette

AIDAP associazione italiana direttori e funzionari aree protette

AIGAP associazione italiana guardie dei parchi e aree protette

AIGAE associazione italiana guide ambientali escursionistiche

LIPU

CIPRA Italia

FEDERAZIONE NAZIONALE PRO NATURA

MOUNTAIN WILDERNESS

ALTURA associazione per la tutela dei rapaci e dei loro ambienti

ITALIA NOSTRA

GRUPPO DI SAN ROSSORE

ISTITUTO PANGEA ONLUS

CTS Centro turistico studentesco e giovanile

Campus Università dei Parchi - 15-20 ottobre 2012

CAMPUS UNIVERSITA’ DEI PARCHI
Parco Botanico e Geologico Gole Alcantara (Motta Camastra)
15-20 ottobre 2012

 

Programma e modulo d'iscrizione in allegato.

Organizzazione e logistica:

• Organizzazione: Terralcantara - Parco Botanico e Geologico Gole Alcantara – Comitato Parchi;

• Coordinamento: Centro Parchi Internazionale;

• Impostazione e documentazione scientifica, storica e naturalistica: Comitato Parchi Nazionali e Centro Studi Ecologici Appenninici;

• Struttura: Parco Botanico e Geologico Gole Alcantara – Terralcantara;

• Accoglienza: Country Resort di Terralcantara (Il Borgo, La Casa delle Monache, il Poggio);

• numero minimo di partecipanti: 20 pax;

• numero massimo di partecipanti: 35 pax;

• iscrizione: 100 euro (escluso vitto e alloggio);

• un attestato ufficiale viene rilasciato ai partecipanti all’intero corso.

Info:

http://www.terralcantara.it; Tel. 0942.985174; Fax 0942.985154

http://www.comitatoparchi.it

Iscrizioni: carmelo.nicoloso@videobank.it; mobile 339.2482300

Pro Natura: richiesta di posticipare l'apertura dell'attività venatoria

La Federazione Nazionale  Pro Natura ha scritto in data odierna al Ministro alle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Mario Catania, e al Ministro all’Ambiente e Tutela del Territorio, Corrado Clini, perché venga posticipata l’apertura dell’Attività venatoria a causa delle avverse condizioni climatiche.

Comunicato allegato.

 

Legge 394/91: le Associazioni Ambientaliste scrivono alla Commissione Ambiente del Senato

Le Associazioni Ambientaliste scrivono al Presidente e ai Senatori della Commissione Territorio, Ambiente e Beni Ambientali.

Ecco la lettera in allegato.

 

Nasce ‘Forum 394’, laboratorio per il rilancio della legge 394 sulle Aree Naturali Protette

L’annuncio delle sette associazioni oggi alla presenza dei rappresentanti di istituzioni, mondo scientifico e associativo contro la ‘riforma-lampo’ della legge 394/91 sui parchi

Le aree protette  in Italia – Cifre: 871 in totale, per 3.163.000 ettari a terra e oltre 2.800.000 a mare; 2.287 Siti d’Interesse Comunitario; 601 Zone di Protezione Speciale; (19% superficie nazionale)

Nasce il ‘Forum 394’, laboratorio per l’aggiornamento della Legge 394 del 1991 sulle aree naturali protette - la cui riforma è attualmente in discussione nella Commissione Ambiente in Senato - e il rilancio del ruolo dei parchi per la conservazione della biodiversità in Italia, promosso da FAI – Fondo Ambiente Italiano, Touring Club Italiano, Italia Nostra, Mountain Wilderness, Pro natura, LIPU-BirdLife Italia e WWF e aperto a tutti i soggetti istituzionali, associativi, sociali ed economici protagonisti della missione della tutela e gestione del patrimonio naturale del Paese. Lo hanno annunciato oggi le sette associazioni ambientaliste in occasione dell’incontro “Parchi, patrimonio del Paese – Per il rilancio delle aree naturali protette e della Legge 394”, tenutosi a Roma alla Camera, alla presenza di diversi rappresentanti del mondo istituzionale, tra cui Renato Grimaldi, Direttore generale della Direzione per la protezione della natura e del mare del Ministero dell’Ambiente. Tra le altre associazioni intervenute, Federparchi, Associazione 394, Enpa e l’Associazione Italiana dei Direttori e dei funzionari delle Aree Protette (Aidap).

“E’ essenziale - affermano le sette sigle ambientaliste in una nota congiunta- riaprire la discussione ed il confronto sulle finalità e modalità di gestione delle aree naturali protette nel nostro Paese, condizione pregiudiziale ad ogni ipotesi di modifica della Legge 394 del 1991,  puntando non su una ‘riforma-lampo’ come quella discussa in Senato ma su un percorso partecipato, approfondito e condiviso. Solo in questo modo la normativa potrà essere efficacemente aggiornata sulla base del nuovo contesto socio-economico e dei nuovi strumenti introdotti dal ’91 ad oggi, sia a livello nazionale che internazionale, come la Strategia Nazionale Biodiversità, la Strategia UE 2020 per la Biodiversità e le conclusioni della COP 10 della Convenzione sulla Biodiversità Biologica”,

LA ROADMAP DEL FORUM 394: I TEMI PRINCIPALI. Tra i temi fondamentali che il ‘Forum 394’ affronterà in un percorso che, partendo da oggi si prolungherà fino alla prossima Legislatura, si evidenziano: la valutazione dell’applicazione della normativa attuale per evidenziarne pregi e difetti, l’analisi e le proposte operative riguardanti le relazioni tra strumenti di governo del territorio e parchi, la definizione di meccanismi per il riconoscimento economico dei servizi forniti dagli ecosistemi e le relazioni con il finanziamento delle attività dei parchi, nonché le relazioni con il patrimonio storico e culturale che caratterizza molte aree naturali protette con territori ricchi di beni culturali e archeologici.

Ma un ruolo centrale dei lavori sarà svolto dalla necessità di rilanciare una cultura delle aree protette, considerato che la sfida per il rilancio del ruolo dei parchi nel nostro Paese è essenzialmente culturale. In questo senso è necessario far crescere tra i decisori e nell’opinione pubblica la percezione del valore, non solo economico, del nostro patrimonio naturale e l’esigenza di avere per la sua tutela e valorizzazione Enti dedicati efficaci ed efficienti.

 

4 BUONI MOTIVI PER DIRE NO ALLA ‘RIFORMA-LAMPO’ DELLA 394. Le sette Associazioni ambientaliste non condividono le proposte di riforma della Legge 394/1991 in discussione alla Commissione Ambiente del Senato per almeno 4 motivi:

1. Rottura di equilibri tra pubblico e privato negli enti di gestione. Verrebbero rivisti gli equilibri tra coloro che rappresentano negli enti di gestione interessi nazionali generali e chi rappresenta interessi particolari e privati. Nessuno intende contrapporre i legittimi interessi delle comunità locali alle esigenze di tutela della natura ma è quanto mai opportuno nel nostro Paese assicurare il rispetto di quella gerarchia di valori ribadita in più occasioni dalla Corte Costituzionale per la quale la tutela dell’ambiente  deve prevalere sempre su qualunque interesse economico privato.

2. Rischio via libera ai cacciatori nelle aree naturali protette. E’ inefficace e piena d’insidie la proposta di controllo faunistico contenuta in uno degli emendamenti al disegno di legge, con cui si depotenzia l’approccio ecologico al controllo della fauna e si affida la soluzione del problema all’attività venatoria, in una sorta di via libera alla caccia nei parchi. Se si aggiunge che l’emendamento nemmeno prevede l’elementare misura del blocco di immissione di fauna problematica, tra cui ad esempio i cinghiali, è facile immaginare che verrà innescato un meccanismo vizioso di caccia che genererà altra caccia, con il paradossale risultato di un aggravio del problema del sovrappopolamento di talune specie faunistiche, anziché di una sua soluzione.

3. Nessun confronto sulla vera mission delle aree protette. Manca  inoltre, come indispensabile premessa ad ogni ipotesi di riforma della Legge attuale, una seria analisi dei problemi nella gestione dei parchi in relazione al ruolo centrale che dovrebbero svolgere per la tutela della natura. Risale infatti al 2002, cioè alla seconda Conferenza nazionale sulle aree naturali protette di Torino, l’ultima occasione di ampio confronto e dibattito sul nostro sistema nazionale di parchi e riserve naturali.

4. Una questione di poltrone ‘verdi’. C’è infine da rilevare che, in assenza di una seria valutazione sullo stato delle nostre aree naturali protette, le proposte di riforma della Legge entrano esclusivamente nel merito delle rappresentanze negli Enti di gestione, delle procedure di nomina di Presidenti e Direttori, di possibili meccanismi di finanziamento attraverso royalties che rischiano di determinare pesanti condizionamenti nella gestione delle risorse naturali dei territori protetti..

IL PIU’ GRANDE PATRIMONIO NATURALE D’EUROPA: L’ITALIA. Le sette Associazioni ambientaliste ricordano, infine, che l’Italia conserva il più grande patrimonio naturale d’Europacon un totale di 871 aree naturali protette, di cui oltre 3.163.000 ettari a terra e oltre 2.800.000 ettaria mare, 2.287 Siti d’Interesse Comunitario (SIC) e 601 Zone di Protezione Speciale (ZPS), contributo italiano alla rete europea Natura 2000, corrispondente complessivamente al 19% del territorio nazionale.

Roma, 20 giugno 2012

Gli Uffici Stampa

WWF Italia, 06 84497265/213, 349 1702762

FAI – Carta Stampata: 02 467615219; Radio e Tv: 06 32652596

Italia Nostra, cell.: 335 1282864

LIPU-BirdLife Italia, 340 3642091

Mountain Wilderness, cell.: 339 5013589

Federazione nazionale Pro Natura, tel. 011-5096618

Touring Club Italiano, tel. 02 8526214, cell.  349 3371029

Comunicato stampa pdf in allegato

 

La tutela dell’Ambiente rischia di essere cancellata dall’Agricoltura Europea

 UPBIO, l’Unione dei Produttori Biologici di Federbio, l’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, il Fondo Ambiente Italiano, la LIPU, Italia Nostra, Pro Natura e il WWF insieme alla Società Italiana di Ecologia del Paesaggio lanciano l’allarme sulla riforma della Politica Agricola Comune dell’Unione Europea

 

Le Associazioni degli agricoltori biologici e biodinamici (UPBIO e Associazione per l’Agricoltura Biodinamica), le Associazioni ambientaliste (FAI, LIPU, WWF, Italia Nostra, Pro Natura) e la Società Italiana di Ecologia del Paesaggio hanno inviato al Ministro dell’Agricoltura, Mario Catania, all’Assessore della Regione Puglia, Dario Stefano, in qualità di rappresentante della Conferenza delle Regioni sul tema agricoltura ed ai parlamentari delle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato e del Parlamento Europeo una lettera aperta nella quale esprimono la loro preoccupazione per l’andamento del dibattito sulla riforma della PAC.

 

Mentre a Rio de Janeiro si svolge il Summit mondiale dedicato alla green economy la riforma della Politica Agricola Comune (PAC) per il periodo 2014 – 2020 rischia di consegnarci un’agricoltura europea poco sostenibile per il clima e l’ambiente.

Le indicazioni del Consiglio Europeo dell’Agricoltura del 15 maggio scorso prevedono infatti una drastica riduzione dell’applicazione del “greening”, l’insieme delle pratiche agricole ritenute necessarie per assicurare la conservazione della biodiversità, l’adattamento ai cambiamenti climatici e la tutela della qualità dell’acqua. Pratiche volontarie per le aziende agricole che, nella proposta della Commissione Europea, darebbero diritto per gli agricoltori virtuosi ad un premio economico supplementare del 30% del pagamento base previsto dal primo pilastro della PAC.

 

Con il “greening” – sottolineano le Associazioni - sarebbe finalmente introdotto nella PAC un riconoscimento economico direttamente connesso ai servizi ambientali che le aziende agricole possono fornire per la conservazione della natura e del paesaggio (premiando così, a differenza del passato, chi ha mantenuto siepi, stagni e filari), per la riduzione dell’inquinamento da pesticidi e nitrati, per aumentare la capacità di adattamento degli agroecosistemi agli eventi estremi, siccità ed alluvioni, causati dal cambiamento climatico in atto

Le Associazioni che hanno sottoscritto l’appello inviato al Governo, alle Regioni ed ai parlamentari sottolineano che, se saranno approvate le proposte del Consiglio Europeo sostenute anche dal Governo italiano su pressione delle maggiori Organizzazioni Agricole, le aziende sotto i 10 ettari (in Italia il 25% della SAU, quasi 3 milioni di ettari, e l’81% delle aziende) non avranno da osservare alcun impegno per rispettare le regole del greening. Se poi tutte le colture arboree saranno esentate (anche i meleti intensivi del Trentino ed i frutteti della pianura padana) poco rimarrà della componente ambientale più importante dell’attuale riforma della PAC.

Se si dovesse decidere inoltre di esentare le aziende fino a 15 ettari dalle rotazioni delle colture, la pratica agricola che prevede l’alternanza dei seminativi a cereali con le leguminose al fine di favorire una concimazione naturale dei suoli e ridurre l’utilizzo di concimi chimici, sarebbero escluse quasi il 90% delle aziende italiane da ogni obbligo ambientale. Se sarà infine approvato il criterio della rotazione tra due sole colture (pratica che sarebbe corretto chiamare avvicendamento piuttosto che rotazione delle colture) per le aziende fino a 50 ettari resterebbero solo il 3,5% delle aziende italiane a doversi impegnarsi realmente in azioni concrete per ottenere il premio previsto per le pratiche benefiche per il clima e per l'ambiente.

 

A rischio anche l’obbligo di destinare il 7% della superficie delle aziende agricole alle aree d’interesse ecologico, considerato un obiettivo troppo ambizioso. Tuttavia il parere delle maggiori autorità scientifiche europee suggerisce che abbiamo bisogno di dedicare un minimo del 10% dei terreni agricoli alle esigenze ecologiche se si vuole assicurare una adeguata connettività biologica e resilienza degli ecosistemi in grado di assicurare nel medio e lungo termine la conservazione della biodiversità. Prevedere meno del 7% sarebbe disastroso e garantirebbe il fallimento degli obiettivi 2020 definiti dalla nuova Strategia europea per la biodiversità approvata dallo stesso Parlamento Europeo. “Con queste prospettive – proseguono le associazioni - risulta evidente il tentativo, in nome della sicurezza alimentare e della semplificazione amministrativa e burocratica, di mantenere in realtà sussidi perversi per pratiche agricole e zootecniche che continuano ad inquinare l'ambiente, a consumare la sostanza organica del terreno, a ridurre la biodiversità naturale”

Le Associazioni degli agricoltori biologici e biodinamici, le Associazioni ambientaliste e la Società Italiana di Ecologia del Paesaggio chiedono invece al Governo italiano, in particolare al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Mario Catania, ed ai parlamentari europei un impegno a sostenere con decisione e lungimiranza un “greening” autentico, che garantisca un premio economico adeguato alle  sole aziende che attuano realmente pratiche agricole sostenibili ed efficaci per la conservazione della biodiversità, la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, la gestione efficiente delle risorse idriche, per un’agricoltura moderna in grado di essere con autorevolezza e credibilità parte integrante della green economy europea.

Roma, 18 giugno 2012

 

UPBIO, Unione Nazionale Produttori Biologici e Biodinamici - FEDERBIO

Associazione per l’Agricoltura Biodinamica

Società Italiana di Ecologia del Paesaggio

Fondo per l’Ambiente Italiano

Italia Nostra

LIPU-BirdLife Italia

Federazione nazionale Pro Natura

WWF Italia

 

Comunicato Stampa pdf in allegato

La più grande e maestosa opera pubblica che si può concepire in Italia è quella della messa in sicurezza dei suoi cittadini, dei suoi manufatti storici e del territorio.

Lo abbiamo scritto più volte e non ci stancheremo di ripeterlo anche in occasione di questo tristissimo e drammatico avvenimento sismico, che ancora in queste ore sta mortificando il Territorio emiliano e le sue popolazioni, che la più grande e maestosa opera pubblica che si può concepire in Italia è quella della messa in sicurezza dei suoi cittadini, dei suoi manufatti storici e del territorio.

Solo per ricordare gli eventi recenti, lo abbiamo sostenuto a proposito del terremoto dell’Aquila, lo abbiamo ripetuto a seguito delle alluvioni in Liguria e lo vogliamo riaffermare oggi. Non è più tollerabile che numerose vite umane, immensi patrimoni storici e interi tessuti produttivi e sociali, vadano perduti senza che nulla venga fatto per scongiurare il loro ripetersi in luoghi diversi, per cause differenti, ma resi ogni volta drammatici dall’incuria del territorio e dei suoi manufatti.

Vogliamo credere, per l’inguaribile visione positiva che ci assiste, che le parole del Ministro dell’Ambiente Corrado Clini possano essere assunte come impegno programmatico. Se, come egli afferma, sarebbero necessari 15 anni per la messa in sicurezza del territorio, questa dovrebbe rappresentare la vera emergenza da affrontare e su cui far convergere le energie economiche intellettuali e lavorative di questo Paese.

Come può essere tollerabile che in un territorio interamente sismico, a parte la Sardegna e poche altre aree, vi siano strutture come quelle scolastiche di cui appena il 10% sono costruite con criteri antisismici?

Se osserviamo la realtà con maggiore realismo, saremmo tentati di archiviare le pur apprezzabili parole del Ministro con le troppe che in circostanze analoghe abbiamo ascoltato in passato.

Pur avendo grande rispetto e stima del Ministro Clini, accoglieremmo con maggiore fiducia le sue parole se questi impegni verbali fossero accompagnati da fatti concreti come quello di individuare delle priorità a discapito di altre.

Non possiamo certo considerare priorità le cosiddette grandi opere pubbliche, a partire dalla linea ad alta velocità Torino-Lione in Val di Susa, oppure il Ponte sullo Stretto di Messina che ancora incombe e drena risorse economiche ingenti, fino all’autostrada Orte-Mestre e molte altre.

Le parole del Ministro le accoglieremmo con ben altra fiducia se ad esse seguissero impegni concreti da parte del Governo in grado di distogliere fondi, ora impegnati in opere che riteniamo inutili, osteggiate dalle popolazioni locali oltre che devastanti dal punto di vista ambientale, destinando gli stessi fondi a quel risanamento ambientale e abitativo, di cui egli giustamente parla.

 

Il Presidente

Mauro Furlani