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Gianluigi Ceruti: l’avvocato delle cause verdi

di Carlo Cencini

Si è spento a Rovigo lo scorso 8 agosto, all’età di 88 anni, Gianluigi Ceruti, avvocato e già parlamentare dei Verdi, figura di spicco nel mondo dell'ambientalismo italiano e, soprattutto, padre di quella che tutti ricordano come la “legge sui Parchi”.

Laureato in Giurisprudenza con una tesi su «Il Diritto nel pensiero di Benedetto Croce», è stato un avvocato patrocinante nelle Magistrature Superiori, specializzato in cause giudiziarie di rilevanza nazionale nell'ambito del diritto dell'ambiente, del paesaggio e dell'urbanistica.

Titolare dell’omonimo studio legale ha sostenuto controversie in sede giurisdizionale e ha prestato consulenze legali a privati, amministrazioni pubbliche, associazioni e fondazioni nel Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia, Marche e Trentino

Impegnato attivamente sui temi dell'ambientalismo, è stato tra i fondatori della Sezione di Italia Nostra di Rovigo di cui è stato consigliere nazionale per oltre vent’anni e vicepresidente nazionale dal 1980 al 1990, nonché presidente dei Collegi nazionali dei Probiviri di enti morali di rilievo nazionale.

Nel 1987 è stato eletto, con le liste Verdi, alla Camera dei Deputati, nella Circoscrizione Verona-Padova-Vicenza-Rovigo grazie all’esperienza acquisita come vicepresidente di Italia Nostra e per essersi occupato del progetto per un parco nazionale del Parco del Delta del Po (un suo grande sogno non realizzato e oggi sostituito da due parchi regionali).

Nel corso della decima legislatura (1987-1992), ha presentato ben 87 proposte di legge su temi riguardanti l’ambiente, la salute, il paesaggio e i beni culturali. Ceruti è stato molto più di un avvocato: è stato un architetto del diritto ambientale italiano. Con passione e rigore, ha trasformato le aule di tribunale in luoghi di difesa della natura, contribuendo a decine di processi ambientali che hanno segnato la storia del nostro Paese.

Ma, come anticipato, Gianluigi ha indissolubilmente legato il suo nome alla legge generale sui Parchi nazionali e le altre aree naturali protette, terrestri e marine (la storica legge n. 394 del 6 dicembre 1991) di cui è stato il primo firmatario: una normativa considerata (anche all’estero) una delle migliori al mondo per la tutela del patrimonio naturale

L’iter per la sua approvazione non fu per niente facile e dovette superare infinite difficoltà, boicottaggi e polemiche. Una prima proposta sul tema era stata presentata in Parlamento nel 1962, ma per tre decenni tutto era rimasto impantanato. In quegli anni la disciplina normativa delle aree protette in Italia era incentrata su una legislazione frammentaria e inorganica.  Mancava una visione unitaria dell’istituto giuridico dei parchi e riserve che si limitava, di volta in volta, solo alla tutela estetica del bello. Del resto la stessa Costituzione del 1948 (art. 9, secondo comma) tutelava il paesaggio (oltre al patrimonio storico e artistico) e non si parlava mai di ambiente o di ecologia. Solo nel 2001 il Parlamento ha modificato la Costituzione introducendo nell’art. 117 la parola “ambiente” andando oltre l’aspetto esteriore dei luoghi, ma estendendosi alla flora, alla fauna, ai fenomeni geologici, agli elementi fondamentali della vita come l’aria e l’acqua.

La legge 394/91, così come concepita da Ceruti, sottolinea la priorità assoluta della conservazione degli ecosistemi e la valorizzazione della ricerca scientifica e, al tempo stesso, rileva l’importanza sociale dei parchi come occasioni di sviluppo socio-economico locale.

Un modello ormai al centro di una rinnovata filosofia della conservazione, come sottolineato anche nel congresso mondiale sui parchi del 2003 e nel documento da esso scaturito noto come l’Accordo di Durban. Per l'azione svolta a favore dei Parchi italiani, Ceruti è stato insignito del Premio Airone 1991 dall'Editoriale Giorgio Mondadori

Finita l’esperienza parlamentare, il nostro Ceruti ha continuato ad occuparsi di ambiente e dal 1992 al 2003 è stato presidente della Consulta tecnica per le aree naturali protette, un organo di alta consulenza del Ministero dell’ambiente. Dal 2001 al 2006 ha fatto parte del Consiglio di amministrazione dell'Ente Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise su nomina ministeriale, ma sempre con un occhio attento al suo Polesine, dove ha continuato ad esercitare la professione ricevendo nel 2017, tra l’altro, la Toga d'oro per i cinquant'anni di attività forense.

Dal 1998 e per alcuni anni ha avuto incarichi nell’Università di Camerino dove ha tenuto corsi nella scuola di conservazione della natura istituita da Franco Pedrotti. Relatore in numerosi convegni è stato giornalista pubblicista, dal 1961, collaborando per molti anni con la rivista Airone, allora diretta da Salvatore Giannella e figurando tra gli ideatori del programma televisivo “Made in Italy” in onda su Rai 1, incentrato sulla tutela del patrimonio storico, naturalistico ed artistico italiano. Negli anni 2000-01 la Casa editrice De Agostini gli ha affidato la realizzazione di una serie di documentari sui “Grandi Parchi d’Italia”.

È stato autore di numerose pubblicazioni. Tra i suoi libri più noti: «Delta del Po Natura e Civiltà» (1983), «Aree Naturali Protette» (1993), «Gli animali hanno diritti» (2019). Fondamentale anche la pubblicazione nel 2019 del libro “L’avevamo detto… scritti, relazioni, interventi sull’ambiente e sui beni culturali”: una raccolta di testimonianze di personaggi scelti che hanno combattuto per difendere i propri ideali. E infine la sua ultima fatica: il libro “Fetonte il mito del fiume Po alle origini del Delta padano” (settembre 2023): un volume che racconta il mito del fiume, oggi riconosciuto come Riserva di biosfera dell'Unesco e riassume il grande amore per il paesaggio, e la storia di un territorio unico come è quello polesano.

Ho avuto modo di conoscere personalmente Gianluigi negli anni Novanta quando, pur molto impegnato sul fronte conservazionistico italiano, veniva di tanto in tanto a Bologna per tenere conferenze all’Università o presso la nostra Unione Bolognese Naturalisti, allora guidata dal comune amico Francesco Corbetta e dal sottoscritto. In quelle occasioni ebbi modo di apprezzare le sue doti intellettuali e le sue qualità umane: era capace di interagire positivamente (e con forte determinazione) con persone e ambienti diversi, senza mai venir meno alle sue opinioni e convinzioni.  

La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile nel mondo dell'ambientalismo e nella comunità scientifica, che perde un uomo di grande cultura, un politico illuminato e un sostenitore infaticabile della tutela del nostro patrimonio naturale. A Gianluigi va il nostro grazie per le tante azioni legali vinte in difesa dell’ambiente, per la sua visione innovatrice e per la sua grande umanità e professionalità.

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