L’insostenibile e assurda pista da bob di Cortina
Giovanna Ceiner – Vice Presidente Italia Nostra Consiglio Regionale Veneto
Molto si è scritto sulla pista da bob di Cortina, la cui vicenda assomiglia ad una commedia dell’assurdo per le notizie contraddittorie riguardo alla sua riqualificazione e ai relativi costi. E’ andato in scena un copione simile a quello già visto in occasione delle Olimpiadi di Torino 2006 quando la politica nazionale impose la costruzione della pista di Cesana, che per le insostenibili spese di gestione fu abbandonata nel 2010, quindi vandalizzata negli anni fino a diventare una discarica a cielo aperto. Una triste sorte che avrebbe dovuto servire di lezione ai nostri politici che, troppo preoccupati di dimostrare forza e potere davanti al loro elettorato, non hanno voluto sentir ragione e neppure rispettare la volontà del CIO, che ha sempre richiesto di utilizzare per i Giochi impianti esistenti e già funzionanti. Fatto sta che ormai la nuova pista è una realtà, un mastodonte che si staglia nel paesaggio di Cortina al centro di un’area che porta chiaramente i segni della devastazione ambientale. Un’opera assurda, costosa ed inutile.
Secondo quanto scritto nel Dossier di candidatura Olimpica (gennaio 2019), la pista da bob, slittino e skeleton doveva essere una ristrutturazione della vecchia “Eugenio Monti” di Cortina, chiusa dal Comune nel 2008 per gli insostenibili costi di gestione e per la pericolosità del tracciato e avrebbe dovuto costare 47 milioni di euro a carico della Regione Veneto.
Nel 2021 i costi erano aumentati a 61 milioni, per sopperire ai quali e venire in soccorso al Veneto il Governo Draghi stanziò un contributo di 24 milioni e mezzo e commissariò l’opera per consentirne la realizzazione/adeguamento prima dell’inizio dei Giochi Olimpici 2026.
Nel 2022 il costo lievitò a 85 milioni di cui si fece carico nuovamente il Governo con Decreto del 26 settembre 2022.
Con Decreto del Governo dell’8 settembre 2023, il finanziamento divenne di circa 125 milioni complessivi, ( realizzazione della nuova pista + strip out della vecchia + realizzazione del Memoriale “Eugenio Monti”).
Per due anni la farsa è andata avanti con notizie contraddittorie sui costi, sui vari progetti che si sono susseguiti e sulle gare di appalto, di cui le prime due sono andate deserte a causa dell’importo troppo basso e dei tempi strettissimi per portare a realizzazione l’opera.
Nell’ottobre 2023 e soprattutto dopo l’annuncio di Giovanni Malagò in occasione della 141esima Sessione del Comitato Olimpico Internazionale a Mumbai e dopo le dichiarazioni del Ministro Andrea Abodi e del Presidente del CIO Thomas Bach deciso a spostare le gare di scivolamento all’estero in una pista già esistente e funzionante, sembrò che il progetto della nuova pista da bob di Cortina fosse stato definitivamente abbandonato; invece nel dicembre 2023 il Ministro Matteo Salvini lo rimise in gioco, escogitando insieme alla Società Infrastrutture Milano Cortina 2026 un progetto “light”, privato della copertura a verde, delle tribune (sostituite da terrapieni), dei piazzali, dei rivestimenti esterni, dei servizi per gli spettatori, dell’infermeria e delle cabine per i giudici, ma sempre dal costo di 118,4 milioni. Una pista impoverita a cominciare dall’estetica e dall’impatto visivo. Con queste modifiche studiate appositamente per trovare un’impresa disposta a realizzare l’opera, il nuovo progetto esecutivo è stato messo a gara con un terzo bando dell’importo di 81.610.000 euro che ha avuto esito positivo con l’assegnazione del grosso dei lavori all’ impresa Pizzarotti, ad esclusione dei corpi illuminanti interni ed esterni, del sistema di cronometraggio e di altre forniture essenziali al funzionamento della pista, spese extra budget in carico a SIMICO da aggiungere al finanziamento totale di 125 milioni stanziati per tutti e tre i lotti in cui è stata frazionata l’opera.
Tutti questi milioni, in parte già spesi, per realizzare un impianto sportivo che una volta terminati i Giochi Olimpici comporteranno spese annuali di gestione abnormi tra 1.100.000 e 1.500.000 euro che, dopo qualche anno dai Giochi, ricadranno sul Comune di Cortina!. E’ evidente che con questi costi e senza un serio piano di gestione l’impianto è destinato ad essere abbandonato.
A parte lo scandaloso spreco di denaro, ciò che fin dall’inizio ha spinto Italia Nostra ad opporsi a questa inutile e assurda opera (anche con due ricorsi al TAR del Lazio, ahimé rigettati), sono state le evidenti violazioni al Codice dei Beni Culturali e del paesaggio e al DLgs 152/2006 Testo Unico Ambiente.
Con il primo ricorso era stata impugnata l’ autorizzazione immotivata data dalla COREPACU (Segretariato Generale del Veneto) alla demolizione della vecchia pista, che la stessa Commissione ha dichiarato di interesse culturale particolarmente importante ed era stato messo in evidenza il devastante impatto paesaggistico sulla Conca Ampezzana, uno dei più importanti contesti montani al mondo, interamente sottoposta a vincolo paesaggistico ai sensi dell’art.136 del D.Lgs. n. 42/2004 e del D.M. 10 giugno 1952, dove, fra l’altro, si legge:
“l’intero territorio del comune di Cortina d’Ampezzo comprende nel suo insieme bellezze che costituiscono un quadro naturale di rara suggestività anche per le Dolomiti che circondano l’incantevole conca”;
Per non parlare della conseguente distruzione del fragile e prezioso ecosistema dell’intero versante sud ovest delle Tofane determinata dall’abbattimento di un bosco di larici secolari dal valore ecologico e paesaggistico unici nelle Dolomiti.
Con il secondo ricorso avverso al progetto definitivo della pista e con il ricorso per motivi aggiunti contro il secondo progetto esecutivo, soprannominato “light”, erano state denunciate una serie di violazioni: al Codice degli appalti (il progetto esecutivo light è stato appaltato senza l’approvazione di un nuovo progetto definitivo che ne recepisse le modifiche ), al Codice dei Beni Culturali ( il progetto esecutivo è stato approvato senza l’obbligatoria autorizzazione paesaggistica da parte della Regione) e al Codice dell’ambiente (assenza di assoggettabilità a VAS, a VIA e a VIncA).
Normalmente, per realizzare opere che comportano ampi sbancamenti e tagli boschivi di una certa entità, si attivano tutte le procedure di valutazione ambientale che le norme italiane ed europee prescrivono obbligatoriamente e in primis la Valutazione Ambientale Strategica. Ciò non è invece avvenuto né per il progetto della pista da bob e neppure per tutto il Piano nazionale delle opere da realizzare per le Olimpiadi, che nel Dossier di Candidatura dovevano essere le più sostenibili di sempre.
In quanto a sostenibilità, la pista da bob non può certo essere additata ad esempio se si considerano i seguenti dati:
- circa 7 ettari di suolo naturale consumato;
- taglio di alberi: secondo la Società Infrastrutture Milano Cortina 2026 sono stati abbattuti 560 (larici) e 260 (piante di varie specie) per circa 2 ettari di esbosco; invece secondo i nostri calcoli gli alberi eliminati sarebbero circa 2000, considerato che il volume di legname abbattuto è di 2.200 mc
- un serpentone di cemento lungo 1.600 metri
- circa 18.000 mc di edifici
- 21.890.000 litri d’acqua all’anno prelevati dall’acquedotto comunale
- 2.000.000 di KWh all’anno in gran parte per la produzione del ghiaccio
Senza parlare dei danni alla ricca biodiversità che caratterizza l’area, in particolare il disturbo alla fauna selvatica che da sempre lì vive e transita.
Dal punto di vista paesaggistico e della salute, la perdita del bosco di larici di Ronco ha costituito un danno irrecuperabile. Erano piante monumentali, alte fino a 35 metri, colonnari. Piante che sono state un polmone di rigenerazione dell’aria in un contesto, quello di Cortina, travolto dal traffico privato: in entrata e in uscita da Cortina verso il Cadore e verso Dobbiaco e il passo Falzarego. Si pensi solo alla quantità di CO2 che l’insieme di un bosco assorbe. Oltre all’assorbimento di NO2 e delle polveri sottili, le nanoparticelle diffuse anche dal riscaldamento a legna. Tale patrimonio andava posto a tutela assoluta, invece, si è proceduto a un taglio sconsiderato per fare posto a una struttura mastodontica, la pista di bob, skeleton, slittino, per una compagine sportiva che in Italia conta meno di 60 atleti nazionali.
Da notare che si è proceduto al taglio di un simile gioiello forestale in assenza di una Valutazione d’Impatto Ambientale (violazione della direttiva europea nel merito e della legge nazionale del 2006).
Inoltre, il drastico ridimensionamento operato dal cosiddetto progetto “light”, lasciando la struttura nell’essenziale ed eliminando quegli elementi di mitigazione previsti nel progetto definitivo (rivestimento e copertura a verde della pista, rivestimento e tetto verde dell’edificio dell’impianto di refrigerazione, interramento di parte del tracciato), produrrà un evidente impatto ambientale e paesaggistico.
La costruzione iniziata a marzo 2024 non sarà completata per febbraio 2026, ma per ottemperare agli impegni presi con il CIO, sarà comunque consegnata alla Fondazione Milano Cortina 2026 per l’effettuazione delle gare olimpiche. Speriamo che ciò non vada a scapito della sicurezza degli atleti e degli spettatori.
Altro che “Guggenheim del ghiaccio” come l’ha definita Luca Zaia! Una volta ultimata la nuova pista da bob di Cortina sarà il simbolo dell’arroganza e della prepotenza del ministro Matteo Salvini e del presidente della Regione Veneto che l’hanno voluta a tutti i costi, in spregio alla natura e a dispetto delle norme di tutela ambientale e paesaggistica.


