Modifiche alla legge sulla caccia: anche l’Europa è contraria e minaccia sanzioni
Mentre in Senato prosegue l’esame del disegno di legge che stravolgerebbe l’attuale normativa sulla caccia emerge una sconcertante novità. L’Unione Europea è contraria a queste modifiche e minaccia pesanti sanzioni nel caso vengano approvate.
“Già dal dicembre dello scorso, infatti, Bruxelles aveva manifestato al Governo italiano le proprie perplessità sulle previste concessioni al mondo venatorio, palesemente in contrasto con la normativa europea – afferma Piero Belletti, Segretario della Federazione Nazionale Pro Natura – ma tale lettera è stata tenuta nascosta, per non scontentare quel mondo venatorio cui la maggioranza che governa il Paese deve restituire gli appoggi ricevuti durante la campagna elettorale”.
L’Unione Europea minaccia sanzioni nel caso di approvazione di norme illegittime. Sanzioni che, tuttavia, verranno pagate da tutti gli italiani, e non soltanto da quella sparuta minoranza che ancora esercita una partica anacronistica e violenta come la caccia.
“Il disegno di legge 1552 rappresenta un provvedimento vergognoso – proseguono gli ambientalisti – che risponde alle richieste più retrograde del mondo venatorio. Si accentuerebbe la pressione venatoria su numerose specie, comprese alcune in evidente sofferenza, se non proprio a rischio di estinzione (tordi, merli, allodole e altri piccoli uccelli, anatre di numerose specie, beccacce e così via). Lo stesso elenco di specie cacciabili potrebbe essere ampliato, includendo ad esempio lo stambecco e le oche selvatiche.”
Anche i periodi in cui praticare la caccia verrebbero estesi in modo considerevole, sia con riferimento alle giornate (cancellate quelle di silenzio venatorio e prorogata la possibilità di cacciare fin oltre il tramonto) che alla stagione, prolungata fin nei mesi primaverili, andando così a interferire pesantemente con i processi riproduttivi di molte specie. Rafforzata la barbara pratica dell’uso di richiami vivi: animali, soprattutto uccelli, catturati e costretti a passare in anguste gabbie il resto della loro vita, allo scopo di attirare a portata di tiro del cacciatore ignari conspecifici che vivono in libertà
“Ma l’aspetto forse più deleterio – conclude Piero Belletti – è lo svilimento del ruolo degli Enti di ricerca, le cui fondamentali indicazioni verrebbero asservite alle scelte politiche di amministratori che appaiono sempre più legati, a doppio filo, al mondo venatorio”.
Torino, 6 maggio 2026


