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Socia della

Neutralità climatica dell’UE

Riccardo Graziano



L’Unione Europea ha (aveva?) deciso di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, ovvero di riassorbire tanta anidride carbonica quanta ne viene emessa. Il tempo ci sarebbe, quasi un quarto di secolo. Pensate a quante cose sono state fatte in archi temporali ben più brevi, come i pochi anni nei quali l’auto ha sostituito il calesse, o la crescita esponenziale di telefonini, personal computer, internet, ora l’intelligenza artificiale. Ma...

Ma tutti questi esempi sono relativi a innovazioni che hanno creato e creano profitti per le multinazionali. Se invece chiedi di decarbonizzare e paventi una flessione anche minima dei ricavi, le cose cambiano. Ecco perché certe notizie vanno filtrate con occhio critico, ricordandosi sempre che a Bruxelles i lobbisti delle multinazionali sono in numero più o meno triplo rispetto ai parlamentari e dispongono di budget stellari.

Allora quando l’UE, in base a un voto del proprio Parlamento, decide un “obiettivo climatico intermedio e vincolante”, ovvero che dovrà ridurre del 90% le emissioni a effetto serra entro il 2040, per arrivare alla neutralità nel 2050, è bene dare un’occhiata ai dettagli, dove di solito va a nascondersi il diavolo...

• Dal 2036, fino a cinque punti percentuali delle riduzioni delle emissioni potranno provenire da crediti internazionali di carbonio 
• Rinviata l’introduzione del sistema ETS2 al 2028 
• Possibilità di rivedere l’obiettivo climatico per il 2040

Tradotto: negli ultimi quattro anni chi è in ritardo invece di decarbonizzare potrà acquistare crediti dai Paesi più virtuosi fino al 5% di emissioni (secondo voi da parte sarà l’Italia?); il sistema di tassazione delle emissioni ETS2  slitta dal 2027 al 2028; se tutto questo non basta, possiamo sempre rivedere l’obiettivo finale, anche se è vincolante, perché spunta la parola magica “flessibilità”, in modo da modulare il processo tenendo conto anche (soprattutto?) dei costi. L’aspetto positivo è che l’UE monitorerà i progressi ogni due anni, ma anche qui tenendo conto della competitività industriale, che ovviamente non dovrà essere penalizzata, nonché dei prezzi dell’energia.

Dal momento che l’aspetto economico è fondamentale, parallelamente l’UE ha previsto di rendere disponibili – attraverso la Banca Europea degli Investimenti – tre miliardi di euro da destinare ai settori colpiti dai già citati ETS2 (Emissions Trading System) peraltro rinviati di un anno, come abbiamo visto prima. Si tratta di denaro destinato alla riqualificazione degli edifici per renderli meno energivori e per indirizzare i trasporti verso l’elettrificazione.

Ma mentre l’UE si attrezza per la decarbonizzazione futura, c’è già qualcuno che lo fa nel presente.
Nel 2025, per la prima volta l’energia rinnovabile prodotta da eolico e solare ha superato quella prodotta da fonti fossili, 30% contro 29%, dopo un decennio di rincorsa. Unica nota negativa, l’aumento dell’utilizzo di gas per compensare il calo dell’idroelettrico, penalizzato dalle minori precipitazioni. Nonostante ciò, se si somma anche l’energia prodotta dalle dighe, si arriva al 50% del totale dell’energia prodotta in UE. Un risultato raggiunto grazie alla crescita impetuosa del fotovoltaico, che l’anno scorso ha aggiunto una potenza equivalente a quella di tre centrali nucleari, a dispetto di chi continua a propugnare il ritorno all’energia atomica.

Si tratta di un risultato diffuso in tutta Europa, Italia compresa, con il 49% di energia prodotta da rinnovabili e un notevole +24% di solare installato l’anno scorso. Purtroppo, il nostro Paese dipende ancora molto dalle importazioni di gas dall’estero e, ancor peggio, il prezzo finito dell’energia viene calcolato proprio sul costo altalenante del gas, un meccanismo che andrebbe rivisto al più presto, la base per una vera transizione energetica, ma anche il sistema più semplice e veloce per abbassare le nostre bollette. Purtroppo è anche un modo per abbassare gli utili delle aziende energetiche, forse il motivo per cui il governo non si decide a varare questo provvedimento.

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