Membro di
Socia della

Olimpiadi: dallo spirito decoubertiano agli interessi economici

Silvio La Corte è un ambientalista milanese, promotore della critica al progetto di Olimpiadi che si va a realizzare, ha su questo pubblicato l'unico libro noto a questa redazione sul tema: La Bolla Olimpica: Illusioni, speculazioni e interessi dietro ai cinque cerchi, edizioni Mimesis, anno 2020. Il contributo critico espresso è di particolare interesse, perché viene da persona impegnata da sempre nella promozione, diffusione e difesa della fruizione sportiva dei cittadini, in particolare dei giovani e soprattutto all'interno delle scuole dove Silvio La Corte ha insegnato fino al pensionamento. Nella critica ad un modello di fruizione sportiva passiva e volta soprattutto a favorire gli interessi economici, immensi, che genera lo sport spettacolo, negli immensi impatti sociali ed ambientali che questo modello crea è il senso del contributo che ci ha qui offerto.

Intervista di Franco Rainini

1. Vent’anni dopo l’esperienza sotto molti aspetti negativa di Torino abbiamo ancora olimpiadi invernali in questo paese, dobbiamo pensare che qualcosa cambierà? Sono state fino ad ora e saranno rispettate le promesse contenute nel dossier candidatura? Di seguito qualche esempio:
- Milano Cortina 2026 fa proprio l’impegno di adottare un approccio olistico che permetta di realizzare un evento sostenibile nel quale siano insiti i valori chiave di protezione dell’ambiente, equità sociale, inclusione sociale e crescita economica delle comunità locali e della comunità nazionale.
- Metteremo la regione alpina italiana al centro delle strategie di sviluppo sostenibile. Una speciale attenzione sarà rivolta alla tutela ambientale. Soluzioni innovative garantiranno il massimo rispetto dei siti Patrimonio dell’Umanità che ospiteranno l’evento.
- Ospitare i Giochi produrrà diversi benefici sociali, facendo leva sulla capacità dello sport di cambiare la vita delle persone. Svariate iniziative del Piano di Responsabilità Sociale del CONI, all’insegna dei temi Sport e Sviluppo Sociale o Sport, Salute e Comunità, saranno ulteriormente sviluppate per offrire maggiori e più rapidi benefici.

In tutta sincerità, queste domande andrebbero poste alle persone che hanno sottoscritto il dossier di candidatura: sono loro che dovrebbero dimostrare, fatti alla mano, la realizzazione anche solo parziale, di questi obiettivi. Per quanto mi riguarda io non vedo proprio nulla di tutto ciò: per rimanere all’interno di poche righe basterebbe segnalare che nei vari “Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri”, che non causalmente sono stati approvati dagli ultimi tre governi, Conte2, Draghi e Meloni, tutti contengono i provvedimenti per la realizzazione di  una mezza dozzina di bacini artificiali per alimentare le piste da sci durante la manifestazione. Sebbene pomposamente il dossier di candidatura sostenga che i giochi si terranno in quel periodo perché quelli sono i giorni nei quali la neve è più abbondante in quei luoghi. Ma poi, cosa si intende per inclusione sociale? Forse il fatto che si offre a 18mila persone la possibilità di lavorare gratuitamente? A me lavoro volontario pare un ossimoro, un po’ come il “Ghiaccio bollente” di Toni Dallara. Certo, quelli erano gli anni ’60 e irrompevano gli urlatori, ma qui non c’è niente di tutto questo. Si cercano volontari anche per il ruolo di infermieri!

 

2. In che modo ritieni che i giochi impatteranno su Milano? Da diversi decenni la tua città rappresenta un modello di sviluppo, certo non originale essendo la riproduzione di quanto succede o è già successo in molte città in Europa ed altrove, basato su un grande afflusso di risorse finanziarie che alimentano lo sviluppo di nuove forme di abitare, vivere e lavorare in città, stiamo assistendo aduna vera sostituzione demografica che porta all’espulsione dei cittadini ai bordi e oltre dell’areametropolitana. Le olimpiadi confermeranno questa tendenza?

Le tue domande sono coniugate al futuro, ma purtroppo non è così, la realtà è già questa, da tempo, anzi per essere precisi, proprio dall’assegnazione dei giochi: infatti proprio a giugno 2019 i valori degli immobili milanesi hanno subito un’ ulteriore impennata che ha colpito prima di tutto i nuclei abitativi in affitto, ma, paradossalmente anche una parte dei proprietari. I dati drammatici parlano chiaro: dopo alcuni anni nei quali gli affittuari hanno tirato la cinghia, ora la crisi esplode e nel 2024 si è manifestata in tutta la sua violenza. A livello singolo, cambiare casa, dopo uno sfratto è un dramma: ci dice che il nucleo ha resistito perché evidentemente cambiare avrebbe rappresentato un problema, ma non è riuscito a reggere il costo in termini economici. Lo sfratto ci dice che un’altra soluzione non è stata trovata, lo sfratto ci dice che si è andati incontro a questa umiliazione, a questa violenza, loro malgrado. A livello politico, una città che cambia la sua composizione sociale per il 40% in dieci anni, ci dice che vi è stata una netta separazione tra i ricchi e i poveri, tanto per rimanere nella metafora musicale. Ma una città così divisa è un danno per tutti. Non è necessario essere sociologi per sapere che la contaminazione sociale crea ricchezza. Il sindaco Sala si fa forte del fatto che la Città metropolitana non è mai stata realizzata concretamente. Viceversa non siederebbe a Palazzo Marino perché la gente espulsa nei comuni limitrofi serba rancore nei suoi confronti.

 

3. Ancora dal dossier candidatura: “Al fine di preparare le generazioni più giovani ad accogliere i Giochi Olimpici, sarà fondamentale istituire un programma formativo olimpico di portata nazionale che promuova un’appropriata cultura sportiva, attraverso iniziative e progetti tesi ad aumentare la conoscenza e la pratica degli sport invernali”. Quanto dobbiamo ritenere rispettata questa promessa? Cosa ritieni dovrebbe essere fatto per promuovere la sventolata “cultura sportiva”?

Suvvia: stanno realizzando il nuovo Palazzo dello Sport che non sarà un Palazzo dello Sport perché per praticare le gare previste dai giochi dovranno avere una deroga dal prefetto. A fine giochi sarà tutt’al più un Palazzo della Musica, privato, ma realizzato con tantissimi fondi pubblici. Siamo l’unica nazione dell’U.E. che non ha gli insegnanti di Scienze Motorie organicamente all’interno della Scuola Primaria! La condizione dei centri sportivi milanesi è sotto gli occhi di tutti, centri balneari abbandonati, piste di atletica impraticabili e, ciliegina sulla torta, il Palazzetto “Agorà”, dove una volta si praticava il pattinaggio, abbandonato e fatiscente. Vado avanti?

 

4. Ritieni ci possa essere un modo sostenibili di realizzare grandi eventi sportivi? Come dovrebbe essere modulato a questo scopo il rapporto tra lo sport agonistico a livello internazionale e la pratica sportiva che certo riveste grande importanza per tutti e che dovrebbe essere incentivata?

Le Alpi e gli Appennini sono la nostra principale risorsa, insieme al mare Mediterraneo. Tutelare le Alpi dovrebbe essere la nostra prima preoccupazione dal momento che le regioni che da essere dipendono, ospitano la metà della popolazione italiana. Ma sulle Alpi c’era già tutto per disputare le Olimpiadi. Bastava mettere insieme la Francia con la Svizzera, l’Austria, l’Italia e la Slovenia, cinque nazioni come cinque sono i cerchi olimpici, e mettere a disposizione gli impianti. Sarebbe stato un atto politico lungimirante e di esempio. Niente di tutto ciò. La Triplice Alleanza, la Triplice Intesa, per fare la guerra sì, ma le Olimpiadi no!

 

5. In questi giorni (fine ottobre 2025) L’Istituto Superiore di Ricerche Ambientali (ISPRA) ha prodotto il suo rapporto sul consumo di suolo, non sorprendentemente, la Lombardia risulta essere la Regione con la maggior percentuale di suolo consumato; i permessi di costruzione emessi in Lombardia nel 2023 sono grosso modo pari a tutti quelli rilasciati nello stesso periodo in Centro Italia; negli anni 2023-2024 l’Area Metropolitana di Milano ha rappresentato più del 20% del consumo di suolo della Lombardia. È presuntuoso derivare questa situazione dalle Olimpiadi, ma certo il modello di sviluppo di Milano ha costi ambientali enormi e non a lungo sostenibili ed eventi come quello in corso di avvio confermano questa brutta tendenza. In che modo opporsi e che ruolo può avere lo sport di base nel correggere questa tendenza?

Intanto va detto che sono in corso indagini su diverse decine di interventi edilizi, sospettati di non essere in regola con le norme. Quindi l’opposizione è rappresentata innanzitutto dalla legge, e da tutti quelli che, a vario titolo sono tenuti a farla rispettare. Certo, i tutori della legge sono più forti nella misura in cui i cittadini, organizzati come meglio ritengono, esercitano il loro diritto politico attivo. Va denunciata una sproporzione nella disponibilità delle risorse economiche tra chi si oppone a questo modello di sviluppo e chi lo sostiene, spesso screditando attraverso un vero e proprio bombardamento mediatico il fronte opposto. Ma le ultimissime notizie che arrivano da New York ci dicono che la speranza non è del tutto persa.

 

6. Tra il 2022 e il 2023 le associazioni ambientaliste, tra cui Pro Natura hanno cercato di interloquire con la Fondazione Milano Cortina per correggere quelli che da subito sono parsi travisamenti degli impegni assunti dagli organizzatori con i cittadini ed anche con il CIO, abbiamo registrato nessuna attenzione alle nostre richieste ed anche l’interlocuzione con il CIO, a parte qualche anodina affermazione di principio, non ha prodotto risultati. A questo riguardo l’impressione è che degli impegni assunti in fase di assegnazione non importasse molto al Comitato Olimpico Internazionale, o che questo soggetto non avesse più la forza reale per intervenire ed imporre correzioni alle scelte fatte dagli organizzatori. Qual è il tuo parere a riguardo? Dunque gli impegni presi prima dell’assegnazione scompaiono davanti agli interessi smossi dall’annuncio dell’evento?

Occorre precisare: gli impegni presi e sottoscritti con l’assegnazione, non prima. L’Italia scrive un dossier e lo sottoscrive, con firma importantissime, il capo del governo, i governatori delle regioni, i sindaci coinvolti e pure le province. Se le firme hanno ancora un senso, quelli sono gli impegni e quelli si realizzano. Invece no, niente di tutto questo. E il CIO tace e acconsente. Nella tabella 7 del famoso dossier di candidatura lo stadio di San Siro/Meazza viene considerato come uno dei lasciti alla cittadinanza. Insomma lo Stato si impegna, dopo il 2026 a mantenerlo come tale, sia come infrastruttura che come utilizzo. La settimana scorsa, il rogito. Tra qualche anno l’abbattimento!

Torna indietro