Quale futuro climatico per il nostro pianeta
Alessio Genovese
Alcune settimane fa in uno dei tanti forum amatoriali che si possono leggere in “rete” rispetto alla meteorologia si discuteva del fatto che tra i più giovani sarà sempre più difficile trovare dei “meteo appassionati” o dei cosiddetti “nevofili”. Solitamente queste due categorie comprendono gli amanti della variabilità meteorologica ma soprattutto gli amanti della neve e del freddo, spesso dei romantici sognatori che conservano una parte fanciullesca legata in genere a dei ricordi dell'infanzia e dell'adolescenza quando le nevicate più copiose potevano portare alla chiusura delle scuole ed alla possibilità di divertirsi andando a bobbare o fare delle lunghe camminate nel silenzio e nell'atmosfera ovattata che solo la neve può regalare. I più giovani, non avendo vissuto tali eventi, è difficile che riescano a diventare dei sognatori di nevicate e di conseguenza, a parte rari casi, si avvicinano di meno alla meteorologia amatoriale (diverso è il discorso per chi decide di intraprendere la materia la materia dal punto di vista professionale). L'ultimo decennio che ha fatto registrare un clima veramente variabile e con inverni ancora abbastanza freddi, probabilmente è stato quello degli anni 80 del '900. Ricordiamo la famosa “nevicata del secolo” del 1985 che colpì duramente quasi tutto il centro nord con accumuli importanti anche su Firenze (circa 40 cm). In seguito le temperature si sono alzate in maniera importante e le nevicate significative sono diventate sempre più episodiche.
Se volessimo provare ad essere ottimisti potremmo ricordare che la storia del pianeta è caratterizzata da ere climatiche molto differenti tra di loro con l'alternanza di periodi molto caldi ad altri molto freddi. A tal proposito vi consiglio la lettura del libro di Luca Mercalli “Breve storia del clima in Italia”, Einaudi editore. Rispetto al passato ci troviamo però in un contesto molto differente caratterizzato da un impatto dell'attività antropica che di certo non poteva essere così presente nei secoli e nei millenni precedenti. Ciò introduce una variabile di non poco conto che ci può portare a fare delle ipotesi più o meno concrete ma che lascia ampi margini di incertezza legati proprio all'unicità del contesto.
Cosa determina il surriscaldamento globale lo sappiamo più o meno tutti. Le attività antropiche aumentano la concentrazione di gas serra nell'atmosfera (CO2, metano, ossido di azoto). La deforestazione riduce la capacità dell'atmosfera di poter assorbire la CO2. Gli allevamenti intensivi, attraverso i bovini, producono grandi quantità di metano. Le grandi industrie emettono e rilasciano nell'atmosfera dei gasi più potenti della CO2. Tutto ciò finisce per intrappolare il calore all'interno dell'atmosfera terrestre (effetto serra). Si calcola che nel solo decennio che va dal 2015 al 2024, il più caldo fin qui registrato, la temperatura media globale sia aumentata di oltre 1° e mezzo rispetto ai livelli preindustriali. Meriterebbe un discorso a parte il perché gli inverni italici siano sempre meno nevosi. In questo caso subentrano tutta una serie di fattori ed incastri che traggono origine sicuramente dal contesto in essere ma con dei passaggi un po' più complessi. Per essere un po' più chiari ma anche estremamente sintetici, non è che il freddo non si crei più nel corso dell'inverno; il vortice polare (la grande perturbazione fredda) si crea sempre tutti gli anni nel semestre freddo ma per vari motivi tale freddo trova sempre più difficoltà a raggiungere le medie latitudini ed in particolar modo il Mediterraneo che è una delle zone del pianeta che più risente dei cambiamenti climatici.
Premesso quanto sopra, l'attenzione è da porre ora sulle eventuali vie d'uscita a questa situazione che taluni ritengono rischi di diventare irreversibile se non vi si ponga rimedio subito e non lo si faccia in maniera efficace. Di certo le recenti politiche trumpiane in materia ambientale non sono particolarmente rassicuranti visto che partono dalla negazione del global warming. Con questo articolo, tralasciando la parte politica ed economica che pure è importantissima, vogliamo accennare al ruolo che potrebbero avere alcuni fenomeni naturali nella futura variabilità climatica tenendo conto anche di quanto già avvenuto nei secoli e millenni precedenti.
Sole: L'attività solare viene esaminata all'interno di cicli solari che tendenzialmente hanno la durata di 11 anni. Partono da una fase di bassissima attività che viene condivisa con il ciclo precedente (minimo solare), attraversano un massimo per poi finire nuovamente con un minimo. Durante le fasi di bassa attività le macchie solari sono meno presenti se non del tutto assenti. Al contrario durante il massimo solare si possono conteggiare numerose macchie ed alcuni indici, il più importante è forse il Solar Flux (SF), hanno un valore molto elevato. L'attività del sole, in correlazione ad altri indici usati per lo più in meteorologia, si pensa che possa incidere sul clima terrestre. La reale influenza del sole sulla meteorologia e climatologia è tuttavia un argomento che necessita di approfondimenti da parte della scienza anche se nelle epoche passate pare esserci stata una possibile correlazione tra lunghi periodi di inattività solare (noti ad esempio come Minimo di Maunder 1645-1715, oppure come Minimo di Sporer 1450-1540, oppure Minimo di Dalton 1790-1830) ed un clima terrestre freddo o comunque con temperature sotto la media. Attualmente ci troviamo nel ciclo solare 25, iniziato nel 2019. I cicli precedenti, ma soprattutto il 24, sono stati piuttosto deboli e c'era chi riteneva che anche il ciclo attuale potesse proseguire con tale trend. In realtà anche se non è un ciclo molto forte non è nemmeno debole come si potesse ritenere fino al 2020. Per di più, nonostante la debolezza del ciclo solare 24, le temperature globali hanno continuato ad aumentare. Premesso che durante i Minimi solari sopra citati non si era in presenza di un surriscaldamento dovuto ad attività antropiche, per poter immaginare che l'attività solare possa realmente contrastare il rialzo delle temperature, occorrerebbe prima attraversare un nuovo Minimo prolungato nel tempo. Alla luce di tutto ciò non si ritiene che da qui ai prossimi decenni il sole possa esercitare un ruolo attivo nel contrastare il global warming.
Vulcani: In passato abbiamo avuto prova di come le grandi eruzioni vulcaniche abbiano contribuito ad abbassare le temperature terrestri. Ciò è possibile quando grandi quantità di cenere raggiungono la parte più alta dell'atmosfera terrestre andando ad immettere importanti quantità di anidride solforosa che produce l'effetto di riflettere la luce solare potendo così causare un raffreddamento temporaneo della superficie terrestre. Questa è sicuramente una possibilità ad oggi forse più concreta rispetto alla sola attività solare fermo restando che per prima cosa si devono verificare tali eruzioni e per secondo andrebbe valutata l'effettiva portata e la durata dell'eventuale raffreddamento. Ad essere sinceri si ipotizza che la bassa attività solare possa portare ad una maggiore attività sismica e vulcanica e magari la concomitanza di tutti e due i fattori possa esercitare un ruolo più significativo.
AMOC (Atlantic Meridional Overturing Circulation): Forse in pochi hanno sentito parlare dell'AMOC e qualcuno in più della Corrente del Golfo. La seconda, chiamata così perchè trova origine nel Golfo del Messico, fa parte dell'AMOC che altro non è che una grande circolazione o corrente marina che è da intendere come un nastro trasportatore che porta acqua calda verso il nord Atlantico ed acqua fredda verso l'equatore. L'AMOC a sua volta è collegata alla grande circolazione marina che unisce tutti gli Oceani. Il perchè parliamo dell'AMOC è legato a recenti ricerche che ipotizzano un collassamento in un arco temporale che va da oggi alla fine del secolo in corso. Le ragioni di tale arresto della circolazione o comunque di un suo importante indebolimento sarebbero da ricercare proprio nel riscaldamento globale che determina lo scioglimento dei ghiacciai artici ed un incremento delle precipitazioni che si riversano sull'Oceano Atlantico. Tutto ciò finisce per provocare differenze di densità dell'acqua marina e nella sua salinità andando quindi ad indebolire la stessa circolazione. La Corrente del Golfo e quindi l'AMOC svolgono di fatto il ruolo fondamentale di mitigare il clima del nord Europa e nord America. Una loro interruzione, paradossalmente, potrebbe avere conseguenze estreme su tali regioni provocando un brusco abbassamento delle temperature. Che non sia questa una possibile forma di compensazione messa in essere direttamente dalla natura? Difficile dire ciò così come è difficile dire se e quando avverrà l'interruzione dell'AMOC (cosa che comunque sembra già essere avvenuta in un lontano passato) e quali potranno essere i reali effetti su un clima già pesantemente condizionato dal surriscaldamento su basi antropiche.


