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Uno, nessuno, centomila. Quanti sono i lupi sulle Alpi?

Piero Belletti

 

Parafrasando Pirandello, segnaliamo la recente diffusione dei dati più recenti sulla consistenza del lupo in ambito alpino. Un leggero aumento rispetto alla precedente valutazione, ma un tasso di crescita ridotto, quasi nullo sull’arco alpino occidentale. Numeri comunque molto inferiori a quelli che una propaganda interessata sostiene e strumentalizza per chiedere abbattimenti del predatore.

Sono stati recentemente diffusi i più aggiornati dati sulla consistenza del lupo sulle Alpi, risultato di un capillare e meticoloso programma di monitoraggio promosso dall’Unione Europea (progetto LIFE WolfAlps EU) e coordinato dall’Università di Torino, in collaborazione con il Centro di Referenza Grandi Carnivori del Piemonte e ISPRA. Lo studio, effettuato nei mesi a cavallo tra il 2023 e il 2024, aggiorna i precedenti dati, risalenti agli anni 2020-21 e ricavati con modalità analoghe.

Sono state coinvolte centinaia di istituzioni, sia pubbliche che private, di tutte le Regioni dell’arco alpino, per un totale di alcune migliaia di rilevatori, per la maggior parte volontari. Nel complesso, sono stati analizzati 1.289 transetti, di cui la metà in Piemonte, per uno sviluppo lineare di quasi 9.000 km. Tali transetti sono stati  percorsi tra tre e sei volte durante la stagione. A ciò si aggiungono i dati del cosiddetto “campionamento opportunistico”, che riguarda avvistamenti o osservazioni di tracce al di fuori delle attività specificatamente previste per tale scopo. I criteri adottati per il monitoraggio sono quelli validati a livello internazionale.

I risultati confermano come il predatore abbia ormai occupato gran parte del territorio alpino, soprattutto di quello occidentale, con sconfinamenti verso le aree di collina e pianura sempre più frequenti.

Distribuzione del lupo nelle regioni alpine nel 2023-2024 (da Avanzinelli et al., 2024)

Le stime ottenute mediante una complessa, ma robusta, elaborazione dei dati ottenuti in campo dimostrano come la consistenza del lupo nelle Alpi abbia raggiunto un numero compreso tra 1.000 e 1.300 individui (1.124 il numero più probabile), come si può osservare dalla seguente tabella, la quale mette anche a confronto i dati dell’ultimo censimento con quelli precedenti. Viene riportato il dato più probabile, con tra parentesi il range di variazione stimato statisticamente.

Area geografica

2020-2021

2023-2024

Alpi centro-orientali

266 (204-343)

356(295-437)

Alpi centro-occidentali

680 (602-774)

768 (665-882)

Regione alpina totale

946 (822-1.099)

1.124 (980-1.316)

Di questi animali, circa 500 si trovano in Piemonte, 200 in Liguria e una cinquantina in Valle d’Aosta. Meno frequenti nelle Alpi orientali e, soprattutto, in quelle centrali.

Regione

Stima consistenza lupo

Liguria

211 (168-259)

Piemonte

464 (407-542)

Valle d’Aosta

52 (42-65)

Lombardia

82 (59-112)

Veneto

93 (70-119)

P.A. Trento

125 (107-148)

P.A. Bolzano

50 (35-68)

Friuli Venezia Giulia

46 (31-65)

Totale Alpi

1.124 (980-1.316)

Rispetto ai dati precedenti, si osserva un leggero incremento (tasso di crescita medio di 1,06), più marcato nell’arco alpino orientale. In Piemonte, la popolazione risulta quasi stabile, evidenziando una crescita limitata a circa il 4% annuo. Si tratta di un dato di grande interesse, il quale smentisce l’ipotesi, avanzata da più parti del mondo agricolo e di quello venatorio, di una crescita esponenziale e senza limiti del predatore. Al contrario, ormai siamo vicini al tasso di saturazione. D’altra parte è noto come le popolazioni di animali selvatici dispongano di rigidi meccanismi di autoregolazione: raggiunta una certa soglia di densità i fattori di selezione naturale, ridotta disponibilità alimentare e competizione intraspecifica contrastano ulteriori incrementi numerici.

Il ritorno del lupo nel nostro Paese è una dei più grandi successi di rinaturalizzazione dei nostri ambienti. Occorre tuttavia non abbassare la guardia, stante le minacce che ancora gravano sul predatore. È recente la decisione dell’Unione Europea di ridurre lo status di protezione concesso al lupo, mentre le richieste di interventi di abbattimenti si fanno sempre più frequenti e insistenti, anche nel nostro Paese, spesso basandosi su infondate pericolosità dell’animale nei confronti degli uomini. Tutto ciò nonostante sia ormai evidente come gli abbattimenti non consentano di ridurre l’impatto del predatore sul bestiame domestico. In Svizzera, nel cantone dei Grigioni, è in corso una vera e propria campagna di sterminio: nonostante siano stati abbattuti oltre 60 lupi in un territorio grande all’incirca come la Provincia di Trento, le predazioni sul bestiame domestico sono rimaste di fatto inalterate (187 contro le 186 del periodo precedente gli interventi di contenimento). Tale fatto si spiega soprattutto con la maggior sopravvivenza dei cuccioli e la migrazione di esemplari giovani da zone confinanti, attratti da una improvvisa disponibilità di territori sguarniti. A risultati del tutto analoghi si è pervenuti anche in Slovenia.

La ricerca di strategie di convivenza, ormai assodate e confermate in modo indiscutibile, rappresenta quindi l’unica possibilità di far coesistere la presenza del lupo, la conservazione di adeguati livelli di naturalità del territorio e la sopravvivenza delle attività antropiche in ambito alpino.

Il report completo del progetto (da cui sono state ricavate le figure e i dati che compaiono nel presente articolo) è scaricabile al seguente link: https://www.centrograndicarnivori.it/media/31d791df.pdf

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