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La Federazione Pro Natura ricorre alla Commissione europea contro il tracciato del Gasdotto denominato “Rete Adriatico”

La Federazione Nazionale Pro Natura, insieme a molti comitati e comunità locali, comuni, province ecc. ha aderito al ricorso presentato presso la Commissione Europea contro il tracciato del gasdotto  denominato “Rete Adriatica” che secondo il progetto dovrebbe attraversare  una buona parte dell’Appennino compromettendo molte aree di grande valore naturalistico oltre che facenti parte della rete natura 2000 e protette dalle normative nazionali.

Il gasdotto  di proprietà della Snam Rete Gas s.p.a. avrà come partner per la distribuzione la Società British Gas, dovrebbe avere una lunghezza complessiva di 687 chilometri, da Massafra Prov. di Taranto a Minerbio Prov. di Bologna.

La struttura prevede una tubatura di diametro 1200 mm posta a 5 metri di profondità e una servitù di 40 metri.

Il tracciato “Rete Adriatica” interessa – direttamente o indirettamente – numerose aree naturali protette in particolare:

*  parchi nazionali della Maiella, dei Monti Sibillini, del Gran Sasso – Monti della Laga;

*  parco naturale regionale del Velino – Sirente;

* siti di importanza comunitaria – S.I.C. e/o zone di protezione speciale – Z.P.S. “Area delle Gravine”, “Valle Ofanto-Lago di Capaciotti”, “Valle del Cervaro-Bosco dell’Incoronata”, “Sorgenti ed Alta Valle del fiume Fortore”, “Bosco di Castelvetere in Valfortore”, “Bosco di Castelpagano”, “Sella di Vinchiatauro”, “La Gallinola-Monte Miletto- Monti del Matese”, “Maiella”, “Maiella sud-ovest”, “Monte Genzana”, “Parco nazionale della Maiella”, “Fiumi-Giardino-Saggitario-Aterno-Sorgenti del Pescara”, “Velino-Silente”,  “Fiume Topino”, “Boschi bacino di Gubbio”, “Boschi di Pietralunga”, “Valli e ripristini ambientali di Argenta, Medicina e Molinella”, “Valli di Medicina e Molinella”, “Biotopi e ripristini ambientali di Budrio e Minerbio”, “Valle Benni”.

Nel ricorso si chiede di verificare la congruenza delle procedure adottate con le normative vigenti, in particolare la VIA  oltre che l’adozione di opportuni provvedimenti per la corretta osservanza del quadro normativo comunitario e nazionale in materia.

 

Il ricorso verrà patrocinato dal Gruppo d’Intervento Giuridico o.n.l.u.s

 

Pro Natura esprime preoccupazione per i decreti attuativi del Federalismo demaniale

 La Federazione nazionale Pro Natura esprime grande preoccupazione per i decreti attuativi del Federalismo demaniale approvato con grande enfasi prima in bicamerale e poi dal governo.

Il rischio, neppure tanto ipotizzato, è quello di assistere nei prossimi anni ad una devastazione di settori ambientali rilevanti e ad una alterazione irreversibile di aree naturali fondamentali e di settori paesaggisticamente pregevoli.
Il passaggio di aree naturali importantissime come 5150 km di spiagge, 550 chilometri quadrati di laghi, 1300 km di fiumi, miniere e ben un milione di ettari di terreni agricoli e molto altro agli enti locali non può che destare appetiti speculativi su dei settori che in passato ne sono rimasti, almeno in parte al riparo.
Le prime dichiarazioni dei politici, questa volta praticamente con schieramenti trasversali, hanno messo in rilievo la necessità di una “valorizzazione” di questi beni immobili trasferiti alla gestione degli enti locali i quali a loro volta, potranno darli in gestione e cederli a privati per appianare i loro bilanci.
Il termine valorizzazione può assumere significati differenti, tuttavia in questo caso l’unico significato è quello di dare valore economico a queste proprietà che comuni, regioni e province, si troveranno a gestire.
La Federazione Pro Natura teme pertanto che gli enti locali, nuovi proprietari di questi beni, assediati da problemi di bilancio gravissimi, saranno legittimati a mettere mano ai loro nuovi gioielli più pregevoli come le spiagge, i laghi o i fiumi per appianare e far fronte alle incombenze di bilancio.
Spiagge, laghi, fiumi, aree agricole, che in passato, proprio perchè appartenenti allo Stato, erano difficilmente raggiungibili dalla speculazione locale, vengono ora a trovarsi molto, troppo vicini, agli appetiti speculativi locali.
In un tessuto sociale e politico, spesso condizionato da affari illegali, Pro Natura ritiene che il rischio concreto nei prossimi anni sia quello di mettere in mano alle bramosie fameliche di speculatori beni collettivi che dovrebbero essere patrimonio pubblico e perciò inalienabili e indisponibili.

 

Accordo sulla conservazione delle popolazioni di pipistrelli europei

Eurobats Projects Initiative ha promosso un accordo sulla conservazione delle popolazioni dei pipistrelli europei (www.eurobats.org) col sostegno finanziario del Ministero dell’Ambiente.

Il progetto è denominato Bats and lighting of monumental buildings. Le finalità sono quelle di informare sugli effetti biologici dell’inquinamento luminoso, con particolare attenzione alle conseguenze negative dell’illuminazione decorativa degli edifici monumentali sui chirotteri (pipistrelli) e agevolare l’adozione di procedure volte alla tutela integrata dei beni ambientali e culturali, coerenti col principio della sostenibilità e con l’esigenza di contrastare la perdita della biodiversità.

La Federazione nazionale Pro Natura collabora all’iniziativa contribuendo alla diffusione dei materiali informativi prodotti:

-  Illuminazione notturna e tutela dei chirotteri

-  Aspetti rilevanti per la tutela delle biocenosi, con particolare riferimento a entomofauna e chirotterofauna, nelle normative in materia di inquinamento luminoso

 

La Federazione Pro Natura aderisce ai referendum sull'acqua

Il fine settimana del 24 e 25 aprile è iniziata la raccolta di firme per i tre refendum promossi dal Comitato Acqua Bene Comune, ai quali aderisce la Federazione Pro Natura. Riportiamo di seguito il documento illustrativo del Comitato.

Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, una rete associativa cui aderiscono più di ottanta organizzazioni nazionali e più di mille comitati territoriali, accomunati dalla consapevolezza dell’importanza dell’acqua come bene comune e diritto umano universale, dalla necessità di una sua salvaguardia per l’ambiente e per le future generazioni, sottopone all'attenzione della cittadinanza e della società civile le seguenti proposte volte alla riappropriazione sociale del bene acqua e alla promozione, attraverso gli Enti Locali, di una gestione pubblica e partecipativa dei servizi idrici. Premesso che la gestione del servizio idrico integrato in Italia è attualmente normata dal famigerato Art. 23bis della Lg. 133/2008 che prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o società mediante il ricorso a gara, facendo largo forzatamente all’ingresso di privati: il recente Art. 15 del D.L. 135/2009 che ha modificato l'Art. 23bis muove passi ancor più decisi verso la privatizzazione dei servizi idrici e degli altri servizi pubblici, prevedendo l'affidamento della gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica o, in alternativa a società a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 40%; la cessazione degli affidamenti “in house” a società totalmente pubblica, controllate dai comuni (in essere alla data del 22 agosto 2008) alla data del 31 dicembre 2011. Noi pensiamo che questo sia un epilogo da scongiurare, per un concetto inviolabile che annovera l’acqua come un diritto universale e non come merce, perché espropria l’acqua potabile dal controllo degli Enti locali e dei cittadini, perché consegna al mercato l’acqua con tutte le ripercussioni sociali che questo può generare. Pertanto, alla luce di quanto sopra chiediamo che 1) riconosca nel proprio Statuto Comunale il Diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico; 2) riconosca con una delibera o un OdG del consiglio comunale il servizio idrico integrato come un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica e si impegni ad inserire questo principio nel proprio Statuto Comunale in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, la cui gestione va quindi attuata attraverso un Ente di Diritto pubblico. 3) intraprenda tutte le azioni opportune al fine di contrastare i provvedimenti previsti dall’ art. 23bis Lg. 133/2008, come modificato dal’Art. 15 D.L 135/2009, che condurranno alla messa a gara della gestione del servizio idrico integrato ed alla consegna dell’acqua ai privati entro il 2011.

www.acquabenecomune.org

 

Eletto il nuovo consiglio direttivo della Federazione Pro Natura

E’ stato eletto, nell’ambito dell’assemblea nazionale svoltasi a Fano (PU) l’11 aprile scorso, il nuovo consiglio direttivo della Federazione Pro Natura. Il consiglio risulta composto da Riccardo Alaimo, Piero Belletti, Gabriele Benassi, Claudia Corbetta, Corrado Maria Daclon, Luigi Farella, Mauro Furlani, Walter Giuliano, Fabio Guarreschi, Maria Verena Monaldi, Vincenzo Rizzi. Presidente della Federazione Pro Natura è stato eletto Mauro Furlani, vicepresidenti Gabriele Benassi e Vincenzo Rizzi, segretario generale Corrado Maria Daclon, coordinatore della segreteria Emilio Delmastro, tesoriere Piero Vannuccini. Il consiglio direttivo, in accordo con i principi stabiliti dallo statuto, resterà in carica tre anni.

Presentate le candidature per il consiglio direttivo della Federazione Pro Natura

Si è chiuso il 30 marzo il termine, stabilito con deliberazione del consiglio direttivo, per la presentazione formale delle candidature a consigliere della Federazione Pro Natura. Il nuovo consiglio direttivo sarà eletto a Fano (PU) l'11 aprile prossimo in occasione della assemblea annuale della Federazione, e rimarrà in carica tre anni. Requisito indispensabile per la presentazione della candidatura, in base allo statuto, è lo status di socio di una delle organizzazioni appartenenti alla Federazione Pro Natura.

La Federazione Pro Natura nel Consiglio Nazionale dell'Ambiente

Il ministro dell’Ambiente ha ricostituito, con proprio decreto, il Consiglio Nazionale dell’Ambiente, il più importante organo consultivo del Ministero, di cui fanno parte associazioni ambientaliste, regioni e enti di ricerca. Il Ministero ha stilato una graduatoria delle associazioni in base all’operatività territoriale, gli anni di attività, il numero di iscritti, e le iniziative svolte. In questo senso la Federazione Pro Natura è risultata tra le prime quindici associazioni ambientaliste, vedendo riconosciuto il proprio diritto ad un rappresentante nel Consiglio Nazionale dell’Ambiente. Il ministro Stefania Prestigiacomo ha nominato come rappresentante della Federazione il segretario generale, Corrado Maria Daclon.

Seminario

La Federazione Pro Natura organizza a Fano (PU) sabato 10 aprile 2010, presso l'Eremo di Monte Giove, un seminario nazionale sul tema "Carta della Terra - Biodiversità: tra etica, religione e scienza". Riportiamo di seguito il programma della giornata.

Ore 9:00 Introduzione al seminario di Valter Giuliano
Presidente Federazione Nazionale Pro Natura
Saluto delle Autorità
Corrado Maria Daclon
Focal Point italiano Carta della Terra
La Carta della Terra 10 anni dopo
Enzo Fortunato
Sacro Convento di Assisi
Il valore del messaggio di San Francesco per la natura e l’ambiente
Spazio libero alla riflessioni degli studenti
Salvatore Frigerio
Eremo di Monte Giove
Il Codice Forestale Camaldolese
Vincenzo Caputo
Università Politecnica delle Marche
Infinite forme bellissime: evoluzione e diversità della vita
Ore 13:00 Pranzo
Ore 15:00 Ripresa lavori
Roberto Danovaro
Università Politecnica delle Marche
Mare nostrum: Hot Spot di Biodiversità
Alessandro Andreotti
ISPRA (ex INFS)
I piani d’azione quali strumento di conservazione per le specie minacciate: il caso degli uccelli
Vittorio Ducoli
Direttore Parco Nazionale d’Abruzzo
Il ruolo delle aree naturali protette per la tutela della biodiversità: l’esempio del Parco Nazionale d’Abruzzo
Maria Balsamo
Università degli studi di Urbino
Biodiversità: conoscerla per proteggerla
Edoardo Biondi
Università Politecnica delle Marche
La gestione della biodiversità: Rete Natura 2000
Ore 18:30 Conclusioni

 

Il Ministero dell'Ambiente boccia l'abbattimento di lupi in Piemonte

No ad abbattimenti di lupo in Piemonte. È questa la risposta del Ministero dell'Ambiente alla richiesta di valutare l'opportunità di una deroga - per la legislazione comunitaria e italiana il lupo è specie a protezione assoluta - partita dall'Assessorato Agricoltura della Regione Piemonte nello scorso mese di ottobre. Secondo il parere tecnico dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) allegato al documento ministeriale, interventi di contenimento del lupo in Italia sono prematuri, e per il momento i conflitti tra l'uomo e il predatore vanno affrontati tramite politiche di prevenzione e compensazione dei danni.

L'ISPRA esprime grande apprezzamento per gli interventi fin qui programmati dalla Regione Piemonte, che si segnalano quale "modello di riferimento particolarmente avanzato a scala nazionale". Il pronunciamento del Ministero si inserisce in un dibattito sulla gestione del lupo che le elezioni amministrative del prossimo marzo hanno reso particolarmente acceso. La recente pubblicazione del "Report 2009" del Progetto Lupo Regione Piemonte mette a disposizione di chiunque sia interessato i dati necessari per affrontare il problema con cognizione di causa:

http://www.regione.piemonte.it/agri/osserv_faun/dwd/dati/carnivori/report.pdf

Complessivamente sulle montagne piemontesi sono presenti una cinquantina di lupi. Negli ultimi anni il numero si è stabilizzato; una diminuzione è stata registrata al termine dell'inverno 2008-2009. Per contro è cresciuto il numero di branchi (ciò sta a indicare che spesso il gruppo è formato da una sola coppia) con occupazione di nuovi territori (Val Grana e Valle Maira, ad esempio). Il ricambio all'interno di ogni branco è notevole, a dimostrazione di una elevata mortalità, da attribuirsi, oltre che a cause naturali, a investimenti stradali e soprattutto ad avvelenamento. I lupi "piemontesi" predano cervi, caprioli, mufloni, cinghiali, e con il tempo hanno affinato la tecnica di caccia anche nei confronti del camoscio, ungulato fino a non molto tempo addietro colpito solo saltuariamente. Durante la stagione dell'alpeggio gli attacchi sono in parte rivolti alle greggi e talvolta a vitelli di pochi giorni lasciati incustoditi. Nell'estate 2009 in tutta la Regione si sono registrate 376 vittime per predazioni di lupo o di cani vaganti. La realtà con più problemi è quella della Provincia di Cuneo, con 264 capi di bestiame persi (cifra comunque ben lontana da quella di recente circolata su giornali e siti web di 52.000 predazioni).

 

Se si rapportano questi dati a quelli delle annate precedenti, si scopre che la situazione si presenta tendenzialmente stabile da parecchi anni. Ciò significa che gli allevatori, tramite un maggiore controllo delle greggi, l'utilizzo di reti elettrificate e di cani da guardiania hanno risposto con efficacia all'emergenza creata dal ritorno del lupo nelle Alpi. I problemi persistono nelle zone di più recente occupazione (vedi le già citate valli Grana e Maira) e per quegli alpeggi i cui conduttori non hanno ritenuto opportuno dotarsi di sistemi di protezione: un dato quanto mai eloquente per la Granda è la concentrazione dei danni a carico di sole tre aziende.

Per incentivare le buone pratiche e per "compensare" in qualche modo i maggiori costi da sostenere per la protezione delle greggi, la Regione ha istituito il Premio di Pascolo Gestito. Nel 2009 sono stati distribuiti 81.645 euro a favore di quei pastori che hanno dimostrato di gestire al meglio gli animali in alpeggio. Questo stanziamento si affianca a quello previsto per il risarcimento dei danni subiti, che per l'annata appena trascorsa ha raggiunto la cifra di 69.145 euro (di cui 52.926 euro in Provincia di Cuneo). Le 110 pagine del Report 2009, a cura dei ricercatori del Progetto Lupo della Regione Piemonte, oltre alla fotografia dell'attuale situazione offrono una sintesi della ricolonizzazione delle Alpi da parte del predatore. Viene descritta l'evoluzione negli anni di ogni singolo branco, si ripercorrono passo dopo passo, grazie ai risultati delle ricerche sul campo e delle analisi di laboratorio, gli spostamenti degli animali in dispersione. Storie affascinanti e spesso tragiche, come quella di "Ligabue", il lupo con radiocollare che partito dall'Appennino parmense è arrivato nelle Alpi Liguri dove è morto per cause mai chiarite, o ancora quella di M100, giovane maschio della Val Casotto finito sotto un'auto in Baviera, dopo un viaggio di oltre cinquecento chilometri.